Canottieri Tevere Remo
CronologiaViene fondata la Società Ginnastica dei Canottieri del Tevere o Circolo Canottieri Tevere. Nel sodalizio sono presenti in maggioranza rappresentanti dell'aristocrazia nera filopapale.
Il Comune autorizza la Società Ginnastica dei Canottieri del Tevere a costruire la sede sociale sull’area di Ripetta, a suo tempo concessa per le vie brevi. Il verbale della Commissione edilizia recita: “Non trova difficoltà la Commissione possa permettersi alla Società mastica dei Canottieri del Tevere di costruire un piccolo fabbricato nell’area provvisoriamente cedutagli dal Comune di Roma a contatto del pubblico mattatoio con prospetto sulla Passeggiata di Ripetta come l’esibito disegno piante”.
Regate organizzate dai Canottieri del Tevere a beneficio, questo s'intende, degli inondati (del Po).
"Spettacolo piacevolissimo; c'era tutta la cour et la ville, l'una e l'altra nello splendore delle loro bellezze e delle loro toilettes primaverili. Non ho mai visto tanti abiti color burro fresco, nè tante belle signore riunite insieme. Pareva che sulle sponde del Tevere fosse spuntata improvvisamente una vegetazione lussureggiante di fragilità umane. Dico fragilità senza intenzione d'offendere nessuno, e perchè lo ha detto anche Shakespeare — Frailty, thy name is woman — ma in fin de' conti se c'è un paese dove le donne hanno diritto di non essere chiamate fragili è questa nostra Roma dove passeggian ancora le matrone d'antico modello e dove le giovinette di quattordici anni possono parlare delle audacie del busto e dell'opulenza dell'anca con cognizione di causa.
La regata aveva luogo in un tratto di fiume compreso fra il nuovo ponte di Ripetta e un punto fuori delle mura urbane, detto Acqua fresca. Benchè fosse domenica, e benchè tutte le signore di Roma e la signora delle signore d'Italia si fossero mosse da casa alle 5, quando il sole è ancora alto, per fare una visita al Tevere, il vecchio fiume non s'era dato neppur la pena di essere un po' più pulito del solito. Non c'è nulla di tanto contrario alla pulizia quanto l'essere passati nel così detto dominio della storia. I canottieri che non vi sono invece passati erano lindi, eleganti, proprio carini.
Quelli che non prendevano parte attiva alla festa stavano sulla sponda destra del fiume a ricevere le signore ed accompagnarle ai palchi, oppure stavano nel giardino del loro chalet sulla sponda sinistra per fare ala al giungere del Re, della Regina e del Principe ereditario.
Quando giunsero, le due rive del fiume si commossero per la lunghezza di un chilometro e mezzo per parte, e 20,000 metri di stoffa, dalla cotoncina alla tela batista, sventolarono con unanime accordo. Ho calcolato i fazzoletti a 50 centimetri quadrati, ma se le signore li trovano un po' troppo grandi son pronto a rettificare la cifra.
Un altro applauso egualmente intenso, egualmente unanime, lo ebbero i pontieri quando corsero con quattro delle loro barche. Si può scrivere quell' egualmente senza paura di mancare ad alcun riguardo. Il Re ama troppo l'esercito di cui egli è capo, e sa che gli applausi diretti all'esercito vanno di pien diritto a chi lo comanda. D'altronde più che agli abili e svelti rematori, Roma applaudiva in quel momento agli eroici lavoratori di Ostiglia, di Sermide, di Revere e di Bondeno.
Allora avvenne una scena commovente. Le quattro barche, dopo aver corso, andarono a pigliar terra a poca distanza dal padiglione reale. Il Re pregò il generale Bariola a dare ordine alla ciurma della barca vincitrice di salir su. Avevano ancora il petto ansante e fuori della giacchetta di tela usciva a larghe macchie il sudore.
I dodici pontieri comandati da un caporal maggiore non salirono, saltarono sulla riva sino al padiglione reale. Il Re si avvicinò alla porta e andò a parlare benevolmente a quei dodici, attoniti, confusi, entusiasti. Il caporale fu introdotto nel padiglione e la Regina Margherita gli consegnò con le proprie mani la bandiera guadagnata. Durante questa breve scena tutti gli spettatori stavano muti, guardavano fisso verso il padiglione, intentique ora tenebant.
Quando videro l'atto gentile non applaudirono, strillarono addirittura. Un signore che per veder meglio s'era proprio seduto in cima alla riva, approfittò della commozione generale per cascare nel fiume; fortunatamente in quel punto c'era solo della melma nella quale lasciò impresse le forme del suo corpo. Poi le regate finirono come erano cominciate. Veramente io non l'ho detto come erano cominciate: ma certe cose non si descrivono nel loro insieme, basta accennarne gli episodi salienti."
Re Umberto I concede il titolo di Reale al circolo Canottieri del Tevere. L'Assemblea Generale dei Soci delibera di cambiare la denominazione sociale in Reale Club Canottieri Tevere.
Soci di parte clericale si dimettono dal Circolo Canottieri Tevere e costituiscono il Circolo del Remo.
Regate sul Tevere:
"Verso le 3 pomeridiane del 15 maggio, le due sponde del Tevere, comprese fra Marmorata e il ponte della ferrovia, offrivano uno spettacolo animatissimo: si può dire che quasi tutta Roma si era riversata su quel tratto del classico fiume.
Sulla riva destra, diverse tribune, a breve distanza l'una dall'altra, accoglievano gli invitati e i fortunati arrivati in tempo a comprarsi una sedia, che veniva poi offerta cavalierescamente alle signore in ritardo.
Alle 3 e un quarto, giunse il Re in victoria, accompagnato dal generale Pallavicini, e seguito in un'altra vettura dal prefetto Gravina e dal conte Giannotti. Sua Maestà fu ricevuta dal principe Don Prospero Colonna, presidente del R. Club dei canottieri del Tevere.
Poco dopo l'arrivo del Re, giunse la Regina, accompagnata dalla principessa Pallavicini e dal marchese Guiccioli. Il principe Colonna le offerse, a nome del Club, uno splendido mazzo di rose tea. La Regina, ringraziando, ascese, al braccio del Re, la tribuna reale, che era stata disposta nel punto più elevato, dominante il fiume, ed era riparata dal sole, che scottava davvero, da una tenda bianca e azzurra.
Mentre si attendeva la prima corsa si andò a fare un giro per le sparse tribune. Tutto ciò che di bello, di elegante e di simpatico sa presentare Roma, quando ne ha voglia, avea trasformato in un giardino ridentissimo quel tratto di spiaggia desolata.
Ma eccoci alla prima corsa: il fiume si popola di barche, barchette, vaporini, carichi di signore e di amatori del canottaggio. Partono dal ponte Palatino le tre canoe a quattro vogatori, che prendono parte alla gara reale.
I canottieri della Società Cerea di Torino prendono subito il vantaggio su quelli della Società Armida, pure di Torino, e sui canottieri del Tevere. Al giro delle boa ritornano fino al palco reale sempre i primi, fra vivi applausi. Giungono secondi quelli del Savoia di Torino, e terzi i canottieri del Tevere.
La seconda corsa è stata vinta dalla Società Nino Bixio di Piacenza. Nella terza gara del Rowing Club Italiano, giunsero primi Iris e Renzo della Società di Torino; secondi Andreina dei canottieri del Tevere e Lete di Torino.
Quarta gara del Tevere: giunse primo Armida dei canottieri del Tevere, secondo Isolina della Società livornese.
Quinta gara: Pontieri: ossia barconi da ponte a dieci rematori e timoniere. Sono tutti soldati del 4° reggimento genio. Il barcone con bandiera bianca guadagna il premio.
Sesta gara delle patronesse. Vince il primo premio Tanaro, di Torino: arriva seconda Mignon, pure di Torino.
Settima e ultima gara delle città italiane, combattuta da skiff's ad un vogatore. Giunge primo Ratonju, secondo Lete; tutt'e due di Torino.
Dunque il Po, nelle regate di Roma, ha voluto mantenere la legittimità del suo nome di primo fiume d'Italia.
I canottieri del Tevere hanno fatto splendidamente gli onori di casa... e, si potrebbe anche dire, dell'acqua."
Alessandro Morani ed i tre fratelli Ettore Alfredo e Giulio Fasoli escono dal Circolo Canottieri Tevere Remo e fondano un vero circolo sportivo, l'Aniene Club Nautico.
Campionato del Tevere organizzati dal Comitato Nazionale di Nuoto.
"Il Tevere non ha solo i Canottieri veramente ammirabili nelle loro gare: ha anche una Scuola romana di nuoto, i cui componenti si cimentano a gare bellissime, come furono quelle di questi giorni. La mattina del 6 agosto, alle 11, è stata esegnita la gara più interessante, detta di campionato del Tevere, libera a tutti.
Erano iscritti 50 concorrenti, dei quali 34 si presentarono alla partenza, 11 si ritirarono durante il percorso e tutti gli altri giunsero al traguardo nel tempo massimo percorrendo chil. 7/2 in meno di 85 minuti.
Il primo arrivato è un giovinetto del popolo appena sedicenne, di nome Antonio Scarapecchia che è giunto in ora 1-12'367. Dopo di lui, e a piccola distanza arrivarono Ovidi, Tommaso Samaritani, Pulieri Giuseppe e Guerra Luigi, tutti appartenenti alla Società romana di nuoto. La partenza ebbe luogo alla foce del Teverone.
La giuria all'arrivo era composta dei signori professori Paolo Postemski, Giuseppe Petri, cav. Romano Guerra e Francesco Sebastiani; numerosi ispettori appartenenti a varie Società sportive di Roma seguivano i concorrenti.
Al traguardo dai pontieri, comandati dal tenente Anelli, era stato costruito un ponte, sul quale avevano preso posto le autorità e molte signore.
Erano presenti il prefetto, il rappresentante del daco, il comandante la divisione una parola: intervento significantissimo perchè dimostra quale giusta importanza si dia agli esercizi del corpo e a cui pensano già in Italia tante fiorenti società senza le commissioni 6 sotto commissioni e i progetti degli onorevoli ministri della pubblica istruzione,
Un concerto militare e la fanfara della Sacra Famiglia, rallegrarono la festa.
Tutte le Società dei canottieri avevano posto in acqua numerose barche, fra le quali era ammirato lo splendido outrigger a otto vogatori dei Canottieri del Tevere.
Gli schizzi mostrano la scuola di nuoto romana; i nuotatori che, alla foce del Teverone, sono pronti alla partenza; i nuotatori che gareggiano nel acque del elassico fiume; gli spettatori e le spettatrici nei baroni e sulle rive; la coppa d'onore vjnta dal giovinetto Searapecchia e alcuni robusti tipi fomani su un battello."
Il Circolo del Remo inaugura ad Anzio la nuova Sede Marittima.
Circolo Canottieri Tevere si fonde con il Circolo del Remo. Nasce il Reale Club dei Canottieri del Tevere e del Circolo del Remo (o Reale Club Canottieri Tevere e Circolo del Remo). Ai colori bianco e azzurro del gagliardetto venne così aggiunto il rosso, il colore del Remo, adottando per la bandiera la croce di S. Andrea.
Soci del Circolo Tevere Remo fondano il Roma Polo Club.
Il Duce Mussolini inaugura la nuova sede dei Canottieri Tevere Remo presso la Passeggiata di Ripetta.
Alle 09.00, infatti una flottiglia di 20 gozzi (partiti da Napoli per rendere omaggio a Roma al Milite Ignoto), raggiunge il porto industriale di San Paolo, dove viene accolta dall'urlo delle sirene degli stabilimenti vicini e dall'applauso della folla ammassata lungo i parapetti delle due rive. Alle 17.30 le imbarcazioni, sono ricevute dai dirigenti del Dopolavoro, dai rappresentanti del Governatorato e dalle Associazioni fluviali, ed infine attraccarono presso lo scalo del Regio Circolo Canottieri Tevere e Remo, da cui l'indomani sarebbero iniziate varie regate.
Il Circolo del Remo completa la ricostruzione della propria sede, distrutta a seguito dei bombardamenti bellici del 1944.
Inaugurazione della prima Sede degli impianti sportivi al'Acqua Acetosa del Circolo Canottieri Tevere Remo.
Al Circolo Canottieri Tevere Remo, viene consegna in forma solenne, della Stella d'Oro al Merito Sportivo: la bandiera del Circolo venne fregiata dell’ambita decorazione dal Presidente del Consiglio On. Aldo Moro.
Il Circolo Canottieri Tevere Remo, delibera la fusione per incorporazione con il Circolo Canottieri San Giorgio.
Monumenti relazionati