Cronologia-488: Presso il IV miglio della Via Latina, dove si trovava il confine dell'Ager Romanus Antiquus (nei pressi dell'attuale Via del Quadraro), mentre i consoli del a.C., Spurio Nauzio e Sesto Furio, organizzavano le difese della città, Gneo Marcio Coriolano viene fermato dalle implorazioni della madre Veturia e della moglie Volumnia, accorsa con i due figlioletti in braccio, che lo convinsero a desistere dal proprio proposito di distruggere Roma. Tito Livio tramanda: «Coriolano saltò giù come una furia dal suo sedile e corse incontro alla madre per abbracciarla. Lei però, passata dalle suppliche alla collera, gli disse: «Fermo lì, prima di abbracciarmi: voglio sapere se qui ci troviamo da un nemico o da un figlio e se nel tuo accampamento devo considerarmi una prigioniera o una madre.»
-486: Il console Proculo Verginio consacra il Tempio della Fortuna Muliebre, a cinque miglia fuori Porta Capena. Il tempio viene realizzato per ricordare lo scampato pericolo della guerra con i Volsci, proprio nel luogo dove le donne romane, con i loro pianti e suppliche, erano riuscite a far desistere Coriolano dal proprio proposito di far guerra a Roma.
-418: Il dittatore Quinto Servilio Prisco conquista la città di Labicum (oggi Monte Compatri). Viene realizzata una strada di collegamento alternativa all'antica via Latina, chiamata via Labicana. Le due strade si congiungono nel punto Ad Bivium (a ovest del passo del mons Algidus, oggi monte Artemisio), ma mentre la distanza da Roma restava uguale, la via Labicana si mantiene su un percorso più a valle per evitare di essere ricoerta di neve.
-338: Durante la guerra latina contro Volsci, Ernici ed Equi, viene realizzato un primitivo collegamento stradale verso la città alleata di Capua, la Via Latina.
-328: In vista dell'espansione romana verso la Campania e la Lucania, l'antica strada Latina viene potenziata realizzando una superfice in ghiaia e terra battuta.
-211: Annibale, per costringere le truppe del proconsole Appio Claudio Pulcro a togliere l'assedio a Capua, marcia in modo rapido e inaspettato verso Roma attraverso la Via Latina, devastando i territorî di Cassino e Fregelle. Attraversato a guado il fiume Liri, prosegue per i territorî di Frosinone, Ferentino, Anagni e Labico fino a giungere a Tusculo, dove però trova resistenza ed è costretto a ripiegare verso Gabi.
1573: Papa Gregorio XIII commissiona la costruzione della nuova Porta di ingresso nelle mura presso il laterano, con modifiche ed allargamenti al traciato di via Asinaria, così da sostituire gli antichi tracciati della via Latina e Appia, per il traffico proveniente dai Castelli Romani.
1596: Antonio Bosio esplora una catacomba, scoperta a due miglia da Porta Latina, durante uno scavo per l'estrazione di pozzolana: "si apersero alcune bocche per le quali discendemmo nel cimitero, molto ampio". Molti loculi ancora chiusi e molte delle iscrizioni lì presenti furono tolte e a lui donate. A questa spoliazione si aggiunse l'operato dei cavatori, per opera dei quali, "avanti gli occhi nostri, con incredibile nostro dolore, è stato rovinato e guasto” per cui si finì di distruggere quel poco che era rimasto a seguito delle depredazioni dei barbari".
1687: Raffaele Fabretti scopre presso la via Latina una catacomba identificata con quella di San Tertullino.
1831: Durante degli scavi presso la Tenuta dei Torlonia di Roma Vecchia, presso il IV miglio della via Latina, venne trovato parte del fregio del frontone restaurato da Livia Drusilla, femina princeps, moglie dell’Imperatore Ottaviano Agusto. Il materiale archeologico si trova oggi nell'Antiquarium del Celio.
20/7/1857: Lorenzo Fortunati, un insegnante con la passione per l'archeologia, ottiene licena di scavo presso la Tenuta del Corvo, al III miglio della via Latina dal Ministero del Commercio, Belle Arti, Industria e Agricoltura.
/3/1876: Ricominciate le ricerche sulla via Latina, in continuazione di quelle fatte negli scorsi anni nelle terre del cav. Silvestrelli, vicino ai sepolcreti scoperti dal Fortunati, si rimisero a luce molte fabbriche ricercate anteriormente, ma che nondimeno in mezzo alle terre conservavano ancora frammenti marmorei.
Vi si trovò una testa di Faunetto di buono stile, una base di marmo con piedi di statua giovanile e zampe di cane, mensolette pure di marmo con altri pezzi insignificanti. Una piccola lastra alta m. 0, 23, larga m. 0, 16 porta graffita una figura di Apollo, condotta assai rozzamente ; ed un avanzo di tavola lusoria alta m. 0, 36 larga m. 0, 66, presenta due file paralelle di dodici cerchietti rozzamente incavati, con una fossetta sopra ai primi tre della fila superiore, ed un segno x dopo i primi sei, posto in linea e destinato a dividere la fila in due parti uguali.
Oltre il bollo figulino EX PR DOM AVGG NN FIG DOMITIANI FORTVNATI si ebbero dallo stesso luogo quattro titoli, il primo dei quali abbastanza notevole: i ebbero dallo stesso luogo quattro titoli, il primo dei quali abbastanza notevole: 1. MONIMENTVM CIRCVMDA TVMMACERIA CVM PROTEC TOETAREA PERTINETADLI BERTOS ET FAMILIAM ANTONI ISOCRYSI; 2. T FLAVIO... PHOEBAE DO... FABRO... FLAVI... EX INDV... VIVO CO... DVRARV... INFIC...; 3. D M IVSTAE CONV GI ABASCANTVS; 4. M AEMILIO MIROni CONIVGI BENe MERENTI AVRELIA PHILVMela FECIT
Giuseppe Fiorelli.
/4/1876: Sulla via latina, gli scavi condotti dal Fortunati nella vigna Silvestrelli, misero in luce un tratto dell'antica strada presso il casale rustico, e nella parte che guarda gli acquedotti un sepolcro, costruito a blocchi di pietra gabina, con ingresso alle spalle della strada, ed a met. 4.40 al di sotto del suolo. Innanzi alla porta, bassa ed angusta, trovossi un’aretta di travertino, avente nel dinanzi l'iscrizione: DIS PARENTIB SACR patera
Nello interno della cella, senza niuna pittura od ornamento, stavano quattro loculi quadrati in ogni parete, disposti in due ordini; ed addossata al muro di. fronte, tra le due nicchie inferiori, una base laterizia, su cui poggiava una grande olla di terracotta.
Al di sopra della cella elevavasi il monumento, consistente di un plinto a livello della strada; largo poco più di due metri, su cui un tumulo circolare in pietra tiburtina. Sembra che in processo di tempo venisse alterata la comunicazione tra le due parti del monumento, e che essendovisi addossate altre fabbriche queste occuparono parte della terra vicina, servendo anche di sepolcro.
Ma delle comunicazioni loro colla tomba più antica non è dato argomentare esattamente, a cagione dei terreni che vi sovrastano; e solo può dirsi che dopo alcune celle mortuarie, altra ve ne fosse con pavimento a musaico bianco e nero, nel quale circoscritta da tabella ansata leggesi l'epigrafe parimenti a musaico: FECIT SIBI A SOLO DOMVM AETERNAM che completava forse il titolo apposto all’ urna o sarcofago, collocato in origine accosto alla parete di prospetto, dove rimangono avanzi di una base con rivestimento marmoreo.
Ad occidente dell'indicata località si attacca un edificio, che dista dalla via per circa met. 30.00 ed è parallelo ad essa, contenente una balnea degna di speciale considerazione, la quale in un ambiente rustico conserva ancora il suo tetto. Quantunque non sia in disaccordo con gli usi dell'antichità l'unione di un bagno ad una tomba, pur tuttavolta occorrerebbe estendere le esplorazioni, per ricercarne gli altri ambienti, essendosi nello scorso anno scoperta una lapide, in cui si dice che al sepolcro era aggiunta una bottega (taberna), ed un complesso di fabbriche (cedificium), nonchè un'area rinchiusa da maceria a maggior tutela del monumento (cf. Bull. Inst. 1875. p. 226).
Lo stato ruinoso delle mura, prova bastevole di anteriori ricerche, non permise di raccogliervisi altro che frammenti, con una testa di Arpocrate di buono stile, e due statuette di putti seduti in terra, uno dei quali simile ad altro del Museo Vaticano (Visconti, Mus. P. CI. INIL 36).
Giuseppe Fiorelli.
/5/1876: A completare le notizie degli scavi fatti a Tor Fiscale nella via Latina, nel fondo Silvestrelli, ove le ricerche vennero sospese per essere poi continuate in altro tempo, credo opportuno riferire i seguenti titoli di lapidi sepolcrali, rinvenute insieme a quelle edite anteriormente: 1. MALLONIA HVGIA FECIT SIBI ET LIBERTA BVSQVE POSTE RISQVE EORV M VNO DIE PATER ET FILIVS VNA HORA DECESIER M MALLONIV SVRBGVSITE MFILIVSM M ALLONIVS VRBIC OS VNO LECTO ELATI SVNT; 2. FASILE.... DEVSTVM HVIVS HER.... DPERTINENTEM RESTIT.... QVOD FVERAT VLPIS ES.... DAM PROC KASTREN.... ACENSVS BONA EMERIA.... QVODQVE AD NOS PERG.... HEREDITARIOS PERV.... EVSEBIOR V....; 3. D M CLAVDIAE IANV ARIAE MATRI BM FECIT AVRELIA ARTEMIDORA; 4. D M VLPIAE GEMELLAE VLPIVS AGIAVS CORVIGIE B ME.
Nella medesima località, e propriamente nella camera che serba ancora la tettoia, si trovarono alcune anfore, una delle quali porta scritto in rosso e perpendicolarmente FLAVIAE SECVNDILLAE; altra ha sull’ansa il bollo CVT. Finalmente dalle tegole quivi raccolte si ebbero i seguenti bolli: 1. OPVS DOLIARE EX PRAedis aVGN C COMINI SABINIANI; 2. OP DOL EX PRCIVLISTEPHAN APRO ET CATVL COS; 3. EX Praedis DOMININO STRI auGVSTI; 4. OPVSDOLIARE EX FIG FVL VIAN POBLICINI; 5. cndomiTI AMOENI valeat QVI FECIT; 6. EXFIG DOM LVC OP DOL AELI ALEX SAD; 7. FAVSTVS DOMITLA P F LVCILL PAET ET APRONIA COS; 8. OP DOL EX PP DOM AVGG NN FIG DOMITIANI FORTVNATI; 9. DEPRAEDISLIVIIVRSIVA LERIFLAC SALARESEATA VRIONE
Giuseppe Fiorelli.
/5/1876: L'archeologo Lorenzo Fortunati effettua la prima scoperta e scavo dell'ipogeo catacombale alla tenuta di Romavecchia:
A Roma vecchia, presso il quinto miglio della via Latina, non lungi dagli acquedotti delle acque Claudia ed Aniene nuova, in una proprietà del principe Torlonia si scoprì da principio una scala a due tese, coperta da volta con 67 gradini.
Per essa discendendosi alla profondità di oltre 15 metri dal suolo, si penetrò in una camera sepolcrale, in cui si trovarono tre sarcofagi: due dei quali condotti con minore trascuratezza, e decorati con rappresentanze di leoni in lotta e corse d’ ippocampi, hanno le seguenti iscrizioni: 1. HI LARINO FILIO MOLLICIA MATER; 2. BENERIO FILIO MOLLICIA MATER
Vi si raccolse inoltre una tavola marmorea con l'epigrafe: BARBARO PATRONIO LVCIVS ALVMNVS
Che questo luogo fosse destinato a cimitero cristiano lo ha provato il ch. de Rossi, il quale riconobbe un’ iscrizione cristiana tracciata sulla calce che rivestiva esternamente un loculo nel fondo della cella (cfr. Bull. arch. crist. ser. DI. a. I. n. 1. pag. 34).
Giuseppe Fiorelli.
Premi
/3/1877: Negli scavi fuori Porta Latina, eseguiti dal sig. Aquari in via della Caffarella n. 14, nella prima metà del mese non vennero scoperti avanzi di fabbriche o monumenti di rilevante importanza, trovandosi soltanto muretti di ordinaria costruzione dell’epoca bassa per sepolcri plebei. Se non che alla profondità di circa metri 2,50 fra questi muri si videro situati due sarcofagi di marmo, co’ coperchi frantumati, l'uno destinato ad un fanciullo di dieci anni, l'altro a due coniugi, entrambi di buona scultura, e quello del fanciullo forse dell’epoca de' Flavii, benchè la tabella avesse un’ epigrafe meno antica, sostituita ad altra che prima vi era, ma che nondimeno è pur essa notevole, perchè relativa ad un fanciullo patrizio, designato questore candidato. L'altro sarcofago ha in tutto rilievo scolpito un personaggio consolare, che tiene per mano la moglie, in piedi tra varie figure muliebri, personificazioni forse di città da lui governate: del titolo però non rimangono che due sole lettere, essendo le altre totalmente abrase.
Nei giorni appresso apparvero altri piccoli muri come i precedenti, in forma di casse mortuarie coperte da tegoloni, ed una camera sepolcrale priva di volta e di scala, con le pareti cadenti perchè fondate sulla pozzolana. La camera era alta metri 5, larga metri 2,50, lunga metri 4, e conteneva in ciascuna parete sette ordini di loculi, ognuno con due olle, oltre le epigrafi qui appresso trascritte.
Dagli oggetti di nessun valore e dalle monete che vi furono raccolte si fa chiaro, che la costruzione del sepolero non può reputarsi anteriore all’epoca degli Antonini.
1. FALCIDIAE M L IADIS OSSA HIC SITA SVNT faLCIDIAEL THEOTIMAE OSSA HIC SITA SVNT; 2. PMANLIVS AVTRONIA tirso HERMES SOTERIS; 3. DIS MANIB C TVRPILI THALL PACCIA MAGNA COIVGI BENE MERENTI FECIT; 4. Q PETILLI AMPHIONIS H DEDIT PETILLIAE QLIVCVNDAE palma; 5. L MVRDIVS C (rovesciata) L FELIX MVRDIA 0 L THALLVSA EMIT DE C NAEVIO SALVIO OLLAS VII; 6. VALERIA PL HETAERA SIBI ET SVIS; 7. MARIA C C (rovesciata) L CLARA; 8. Q HORTENSIVS Q F VOLT SECVNDVS NEMAVSIES; 9. T PORCIVS SCAEVA; 10. VRGVLANIA PSEPHIS VIX AN XXII; 11. Q CAECILI Q L NIGRI IVLIE CL SICE CAECILIE QL DIONVSI Q CAECILIQ L EPAPRA; 12. LPOMPONI L L PHILOX SEN; 13. CLARTIVS C F QVARTIO eMPTA DE C.SEPTICIO palma AVILLIA O L PRIMA C L MYRONE; 14. A VOLVMNIVS C (rovesciata) L NICEPHOR | VOLVMNIA L L NICOPOLIS | OLVMNIA SP QVARTA; 15. F VAL THEOPON PO ROMANO C P PATRICIO NATO QVESTORE KAN DIDATO DESIGN ATO FILIO DVL CISSIMO PARENTES edera; 16. DlS MANIBVS TVRPILIAE ANTHV SAE BENE MER; 17. D M POPPAEAE TROPHIME L APINIVS AMPLIATVS CONIVGI KARISSIMAE B.M FECIT CVMQ sic VIXI ANN XXI SINE QVERELLA; 18. TI VETVRI VETVRIA TIL TIL AGATHEMER AVGE; 19. L FVRFANVS RVTILIA ML L L AVCTVS POSIS
Giuseppe Fiorelli.
/5/1879: Gli scavi Torlonia sono stati intrapresi sul ciglio occidentale della via Latina, al bivio del diverticolo che scende al casale della Caffarella.
I monumenti scoperti spettano a due categorie: il gruppo principale, a sepolcri disposti lungo la via; il meno importante, ad una casa rustica. Dai sepolcri provengono:
a) Cippo di marmo con fastigio e pulvini, alto met. 0,68: reca questa iscrizione: D M TI CLAVDIO SABINO LOLLIAPRO CLA CONIVGI B M FECTT
b) Cippo, come sopra, alto met. 0,80: D M ...CIO M F ...VIANO N LX M X D II VIBIA VERA GISANCTISI RARISIMI EX CVM QVO VI XXVIII M VIII
c) Frammento di lastra di marmo CHENI M IVS VLPIVFL ORENTINVS
d) Lastra di marmo 0,38 x 0,35: D M C PASIOR CLAVDIAE ...fELICLE COIVGI ...BENE MRENTlI ...BI ETSVIS ...S QVAEAE RVM
e) parte superiore di grande lastra scorniciata; AEMILIVS
Dalle rovine della casa rustica provengono: a) asta e peso di bilancia di ferro; b) tubi caloriferi a sezione quadrata; c) tubi d'acqua, fìttili, a sezione circolare: d) bolli di mattoni delle officine ben note di q. Perusio Pudente Ulpio Amiceziano Pantagato Sestilio Rufo.
Rodolfo Lanciani.
/5/1879: Di contro agli scavi Torlonia sul margine orientale della via Latina al primo miglio dell'Appia nuova, nella vigna Lazzaroni si fecero alcuni scavi, che rimisero a luce frammenti fìttili di poco conto, ed una lamina di piombo con iscrizione.
Rodolfo Lanciani.
/5/1879: Abbassandosi il terreno, per liberare dall'umidità il sepolcro degli stucchi in Tor Fiscale, e scoprire l'origine delle gravissime lesioni che si manifestarono, quando fu barbaramente ricostruita tutta la parte superiore di quel mausoleo , è stato scoperto un muro costruito quasi per intero, con fregi di terracotta esprimenti sacrifici, vittorie, candelabri ecc. I pezzi ricuperati sono circa cento.
Rodolfo Lanciani.
1882: Durante degli scavi per la ferrovia Roma Napoli, presso un poggio accanto a via del Quadraro, vengono ritrovate le fondamenta del Tempio della Fortuna Muliebre.
/3/1882: Il principe don Alessandro Torlonia, praticando alcuni scavi a ricerca di antichità nella sua tenuta di Roma Vecchia, e precisamente nel sito dove l'aquedotto della Claudia attraversa l'antica via Latina, scoprì i ruderi appartenenti al tempio della Fortuna Muliebre, già minutamente esplorato circa 40 anni or sono; e l'iscrizione del quale, incisa sull' architrave, recante i nomi di Livia Augusta e di Giulia
Domna, si conserva nel Tabulario capitolino.
Sono stati quindi visitati alcuni sepolcri della via Latina, anch'essi derubati ab antico d'ogni loro ornamento; ma pur nondimeno nell' intervallo fra due sepolcri è stata ritrovata una bella e quasi integra statua di Diana cacciatrice, grande oltre il vero, coi consueti attributi e col cane in corsa.
Roldolfo Lanciani.
/5/1882: Da un rapporto inviatomi dall'ing. degli scavi cav. Rodolfo Lanciani rilevo, che il principe Alessandro Torlonia, continuando a scavare nella sua tenuta di Roma vecchia, nell’area compresa fra l'antica via Latina a oriente e l'acquedotto Claudio a occidente, ha trovato le seguenti cose:
a) Vasto e ricco fabbricato, con muri di opera reticolata e laterizia, del primo secolo dell'e. v.; pavimenti di mosaico a chiaroscuro, figurati o geometrici (lasciati sotterra senza danno); sale da bagno, foderate di tubi caloriferi, pareti dipinte in color rosso ecc; b) Quadro di mosaico finissimo, policromo, di m. 0,59X0,59, rappresentante due pernici che reggono un festone col becco; c) Statuina equestre di marmo, forse imperiale, alta m. 0,30, acefala, con la clamide sollevata dall'impeto della corsa; d) Testa muliebre, forse imperiale, di marmo, bellissima e ben conservata; e) Parte superiore di statua di Marsia, alla metà del vero; f) Altra di fanciullo, che giuoca con una maschera silenica; g) Statuetta di femmina giacente; h) Statua muliebre, mancante della spalla sinistra e del capo, finissima e ben conservata; î) Statua muliebre, acefala, mancante delle mani e dei piedi; k) Busto di perfettissimo artificio e di singolarissima conservazione, grande oltre il vero, rappresentante M. Aurelio giovine; l) Erma bicipite, barbata, finissima; m) Testa di Fauno giovinetto; n) Ritratto d’uomo, di età giovanile, con barba e baffi; o) Altra testolina di Fauno; p) Busto acefalo di donna, con tunica sottile, che le ricopre il seno; q) Urne, cinerarii e cippi anepigrafi.
Roldolfo Lanciani.
/6/1883: Presso la stazione ferroviaria del Tunnel di Grottaferrata ampliandosi una cava di selce, è stata troncata porzione della bella piscina quivi scoperta nel 1854.
Rodolfo Lanciani.
/6/1883: Il sig. principe Alessandro Torlonia, facendo esplorare nella sua tenuta di Roma vecchia gli avanzi di un vasto fabbricato, della buona epoca adrianea, posto fra l'acquedotto Felice e la ferrovia, ha discoperto un vasto ambiente, largo met. 6, lungo (nella parte esplorata) circa met. 20, che termina dalla parte dell’acquedotto con un’ abside semicircolare, rinfiancata da due speroni, come vedesi dall’annessa pianta dimostrativa.
Le due pareti longitudinali e l'abside sono di reticolato, con legamenti, fascie e spigoli di cortina. Da queste due pareti aggettano pilastri, larghi un metro, con la fronte convessa ; e distano l’uno dall’altro, dove met. 2,00, dove met. 1,75. Gil’ interpilastri sono occupati da sedili di muro intonacati e dipinti a tinta gialla.
Il pavimento è composto di una specie di astrico, sotto del quale è un selciato di pentagoni di lava. In vari punti si veggono restauri di epoca tarda, a ricorsi di mattoni e di quadrelli di tufa. Nel terrapieno sono stati ritrovati tre rocchi di colonne, di met, 0,45 di diametro; due di bellissima breccia corallina, uno di marmo bigio.
Continuandosi gli scavi, sono state scoperte altre due grandi sale, e sette ambienti minori. La prima sala grande è posta a riscontro di quella descritta precedentemente: ha pure forma basilicale, di modo che le due absidi si toccano e si innestano nella loro convessità. La seconda sala grande ha forma circolare di m. 10 di diametro, con nicchie e porte nel perimetro, ed una specie di tribuna rettangola di riscontro alla maggior porta d’ingresso. Il pavimento di questa sala era tutto di verde antico.
I sette ambienti minori fino ad oggi scoperti, si distinguono per la irregolarità della forma, per la ricchezza dei pavimenti, e per i frammenti di belle pitture murali, che rimangono qua e là sulle pareti.
Un pavimento è formato di esagoni di marmo greco e di rombi di rosso, alternati con felice disegno. Un altro pavimento è formato di quadri di breccia e di rettangoli di verde. Il migliore di tutti è quello, che occupa il mezzo di uno stanzino di m. 3,00X3,20: è di mosaico a cinque colori bianco, rosso, verde, giallo, nero; contornato da quadruplice fascione. Il disegno è oltre ogni dire gentile, con intrecciamento di festoni, di guide, di greche, di fogliami, di arabeschi. Le tessere sono minutissime: la conservazione è perfetta.
Un ultimo ambiente, fornito di apparecchio calorifero, presenta una singolarità che non ho mai ritrovata altrove. Il pavimento a mosaico, pensile sull’ipocausto, non riposa sui consueti pilastrini di mattone, ma sopra cilindri vuoti di terracotta alti 57 centimetri, larghi nel diametro 25, con pareti grosse 23 millimetri. Ciascun cilindro è forato da quattro asole una delle quali rettangola, le tre altre a foggia di cuore, 0 meglio, di foglia di edera.
Roldolfo Lanciani.
17/1/1884: Il sig. Luigi Boccanera ha intrapreso la escavazione degli avanzi di una villa romana, nelle adiacenze della via Latina sul territorio di Marino, lungo la strada municipale marinese, presso la stazione del Tramway, detta il Sassone, e più precisamente sul confine delle vigne, vocab. Marco Andreola con la tenuta delle Frattocchie, quarti di Marino, di proprietà della casa Colonna.
Nel primo giorno delle ricerche (17 gennaio), il sig. Boccanera ha fatto dei tasti dentro e d'attorno un edificio, distaccato dalla fabbrica centrale della villa, e che presenta uu tipo basilicale : e siccome l'ha riconosciuto spogliato d'ogni suo adornamento, così ha posto altrove i suoi scavatori. I saggi del Boccanera permisero al prof. Lanciani di rilevare la pianta dell'edificio, che ha tutta l'apparenza di essere stato costruito nella prima metà del secolo quarto dell' e. v.
/3/1884: Essendomi stato riferito, che nelle cave di pozzolana al Tavolato era stato rinvenuto un sarcofago, mi sono recato sul posto per prender nota della scoperta. Il sarcofago era già stato rimosso, e l'ho ritrovato, non senza difficoltà, nell'osteria detta degli Spiriti sull'Appia Nuova.
È liscio, anepigrafo, monolite e provvisto di coperchio. Misura m. 2,00 X 0,95 X 0,85. Conteneva uno scheletro ed una moneta erosa. Nelle pareti della cava al Tavolato si veggono molti cassettoni a capanna, troncati e manomessi. I tegoloni hanno bolli volgari dell'anno 123.
Il luogo merita costante osservazione, essendo prossimo al sito nel quale, cinquantatre anni or sono, fu scoperto e devastato il tempio della Fortuna Muliebre, rifatto da Livia e da Settimio Severo.
Rodolfo Lanciani.
/5/1884: In una vigna del territorio tusculano, che si dice corrispondere verso la valle della Molara, è stato trovato casualmente un orciuolo, contenente parecchie monete d'oro del basso impero, tutte a fior di conio. Ho potuto esaminarle per cortesia del sig. cav. Gagliardi, pittore. 11 gruppo da me visto contiene: soldi aurei di Zenone 2; id. di Anastasio 1 11; id. di Giustino 1 5; id. di Giustiniano 2. Totale 20. L'orciuolo deve essere stato nascosto sotterra verso la metà del secolo sesto, avendo Zenone ottenuto l'impero nel 474, Anastasio nel 491, Giustino nel 518, ed avendo occupato l'impero di Giustiniano gli anni dal 527 al 565.
Rodolfo Lanciani.
/10/1884: Ampliandosi la cava di selce sull'imbocco occidentale del tunnel di Ciampino, è stato ritrovato e manomesso il selciato di una antica strada, nota per antecedenti scoperte, la quale dal decimo miglio della Latina volge a destra, per discendere in Valle Marciana ed alle sorgenti della Tepula. I poligoni della strada si possono riconoscere sull'una e l'altra sponda della trincea ferroviaria.
Rodolfo Lanciani.
/12/1884: Scavandosi da alcuni operai per cercare pozzolana nella tenuta denominata Fiscale, di proprietà, del sig. Moroni fuori di porta S. Giovanni, è stata ritrovata una camera sepolcrale di una delle tante tombe, che costeggiavano la via Latina.
La camera di m. 3,00 X 2,50, contiene ancora al posto un sarcofago di peperino, lungo m. 2,20, largo m. 0,73, e di 29 centimetri di spessore. Ai lati del sarcofago erano incastrati nel muro due vasi cinerari di terra cotta, anepigrafi. Disgraziatamente la tomba era stata violata; oltre il coperchio del sarcofago, mancano molti vasi cinerari. Di più tutta la parete sinistra e la volta sono state demolite, per trarne materiale di fabbrica.
Rodolfo Lanciani.
/2/1887: Nella tenuta di proprietà del cav. Cesare Bertone, denominata la Marranella, circa il settimo miglio della via Latina, fu scoperto nell'estate dello scorso anno un cippo iugerale dell’acqua Giulia; il quale ha un’ importanza particolare, perchè è il primo che si riferisce all'andamento di quell’acquedotto, anteriormente alla riunione del medesimo con gli altri della Tepula e della Marcia.
Il cippo è tuttora infisso al suo posto, e dista verso nord circa 115 metri dalla piscina limaria della Claudia ed Aniene nuovo, sgombrata dalle terre nel 1884, e descritta nelle Nozzzze di quell’anno p. 155.
È in peperino, di forma quadrangolare; e misura m. 1,15 di altezza, m. 0,49 di larghezza, m. 0,26 di spessore. Sulla faccia rivolta verso l'acquedotto della Giulia, che in questo luogo già corre sotterraneo, e dal quale il cippo dista m. 1,35, è incisa la seguente iscrizio
IVL IMP CAESAR DIVI F AVGVSTVS EMESSO EX S C C PVI P CCXL
Il luogo del trovamento corrisponde con tutta esattezza alla distanza dal termine dell'acquedotto, che è indicata sul cippo. Imperocchè è questo designato come il 156°; ed i cippi essendo iugerali, cioè collocati alla costante distanza di piedi 240 l'uno dall'altro, ne risulta che quello di cui parliamo, distava dalla foce 37440 piedi, ossia 7488 passi, che corrispondono appunto a circa undici chilometri, quanti ne corrono tra il luogo sopra descritto e l'antico castello dell’acqua Giulia sull'Esquilino.
I cippi simili al descritto e scoperti lungo l'acquedotto, che portava riunite insieme le acque Giulia, Tepula e Marcia, menzionano tutti queste tre acque IVL - TEP . MAR (cf. 0. IL. L.VI, 1249); e il più lontano da Roma, fra quelli conosciuti finora è il LXXV, distante 3600 passi dal castello. Quello discoperto alla Marranella portando il solo nome della Giulia, dimostra come già abbiamo accennato, che quest'acqua ivi correva tuttora nella propria condottura, e che il congiungimento con le altre avveniva nel tratto più vicino alla città.
Procedendo verso Roma, gli spechi dell'acquedotto Claudio, i quali, egualmente che quello della Giulia, fino alla Marranella camminano internati nel suolo, incominciano ad emergere sul piano di campagna, ed alle sostruzioni succedono le arcuazioni.
Distante dal cippo della Giulia circa m. 250, facendosi alcuni cavi per piantagione di alberi, è stato trovato un altro cippo di peperino, spettante alla Claudia, dal cui acquedotto dista m. 3,75. Compreso lo zoccolo, che era infisso nel terreno, misura m. 1,15 X.0,38 X0,58: manca però la parte superiore, la quale del resto non dovè essere scritta, non avendosi cippi iugerali della Claudia, ma soltanto terminali per la designazione dei limiti fra il suolo pubblico ed il privato.
Giuseppe Gatti e Luigi Borsari.
/12/1887: Nella tenuta di proprietà del cav. Bertone, presso l'ippodromo delle Capannelle, hanno avuto luogo scoperte di non comune importanza, relative al corso dei grandi acquedotti, e specialmente, a quello dell'acquedotto Giulio. La prima coppia a monte ha il seguente testo:
IVL | IMP CAESAR | DIVI F AVGVSTVS | EX S C | CLVI | P CCXL
La seconda coppia, che dovrebbe partane il n. 155, non è stata ancora sooperta: ma non vha dubbio che esista.
La terza coppia ha il seguente testo:
IVL | IMP CAESAR | DIVI F AVGVSTVS | EX S C | CLIV | P CCXL
Della quarta coppia, segnata col n. 153, ho visto un solo cippo, fuori di posto, martellato e guasto nella parte più alta da terra, dove era incisa l'iscrizione.
Della quinta rimane parimenti un cippo solo a destra, ossia ad oriente dello speco, anch'esso troncato a metà. Vi si legge la cifra iugerale: P CCXL
Tutti gl'indicati termini sono di peperino, ad eccezione della coppia a monte, n. 156, che è tagliata in tufa. Questa coppia n. 156, trovasi a metri 50 di distanza dallo spigolo NE del casino Bertone: la quinta coppia, n. 152, trovasi 40 metri a monte dello spigolo SE della cascina. Lo speco della Giulia deve correre a molta profondità nelle viscere del cappellaccio, non essendone apparsa traccia in tutto lo scavo.
Quella porzione del doppio canale dell'Aniene nuova e della Claudia, che al Ministero è riuseito salvare da certa distruzione, e che vedesi. delineata nella mia piantina dimostrativa, è assai importante per lo studio dello innesto e della sovrapposizione dei due acquedotti, come può dedursi dalla sezione e dall'alzato.
La collinetta sulla quale è stato edificato il casino Bertone, è artificiale, e deve la sua origine agli spurghi della piscina dell'Aniene nuova. I depositi lasciati da quell'acqua sul fondo del ricettacolo, erano di due specie: brecciuoline perfettamente sferiche, e non più grandi della munizione ordinaria da caccia, e sabbia giallognola. La sfericità perfetta e la piccolezza del diametro delle brecciuole si spiega, considerando il lunghissimo tragitto da esse compiuto, a partire dal lago sublacense neroniano, fino al VII° miglio di via Latina, rotolando sul fondo scabro dell'alveo.
La presenza poi della sabbia giallognola dimostra, che in occasione di pioggie violente nelle gole selvagge dei Simbruini, l'Aniene si intorbidava così densamente, che nemmeno il « purgatorio », o meglio i tre purgatorii neroniani riuscivano a purificarne le acque.
Queste due materie, sabbia e brecciuole, si accumularono attorno la piscina limaria del VII° miglio in quantità così considerevole, che con la prima il cav. Bertone ha fatto gli intonachi dei sei o sette fabbricati della tenuta, senza diminuire apparentemente il volume del deposito: con le seconde ha inghiaiato circa un chilometro di viali.
Le pareti dello speco della Claudia sono immuni da incrostazioni: quelle dell'Aniene sono coperte da una crosta alabastrina, erta circa 20 centimetri. I macigni di peperino, coi quali è murato l'alveo della Claudia, sono enormi: ne ho misurato uno, lungo m. 3,19 grosso m. 0,955 largo m. 0,435, e apparentemente non è dei maggiori.
/7/1888: Diretta l'escavazione a rintracciare gli avanzi della celeberrima basilica, che il papa Giulio I edificò presso il sepolcro di s. Valentino prete, sulla metà del secolo quarto, e che nei secoli seguenti fu più volte restaurata, ingrandita e mirifice ornata, s'incominci a sterrare l'area sulla quale era fabbricato il casino della vigna Tanlongo. Imperocchè nei muri di questo edificio, oltre numerosi avanzi epigrafici, si trovò in costruzione un rocchio di colonna di granito orientale, del diametro di m. 0,60, posto sulla propria base attica, e col suo capitello ionico ; ed inoltre una simile base di eguale grandezza.
Parve naturale, che la fabbrica moderna fosse, almeno in parte, piantata sopra ruderi dell'antico edificio sacro, il quale rimasto in piedi e venerato fino al secolo XIV, due secoli dopo, per testimonianza del Bosio, era ridotto a pochi avanzi di vecchie muraglie.
E difatti, approfondato lo scavo, a m. 1,60 sotto il piano di campagna, fu scoperto un avanzo di antico muro, largo m. 1,50, diretto da oriente ad occidente; e seguendo le tracce del medesimo, presto si trovò una base di colonna, larga m. 0,80, ancora al posto. Il predetto muro è stato scoperto per la lunghezza di oltre 25 metri; e sovr'esso si sono trovate nel proprio luogo altre due basi di colonne. La distanza da una base all’ altra è di m. 2,15. L'ultima base, di poco più grande delle altre, sta in posizione leggermente obliqua: e quivi il muro, che per tutto il tratto precedente segue una linea retta, sembra piegare a sinistra. Presso quest'ultima base è conservato un piccolo tratto di pavimento, lastricato di marmo.
Il proseguimento degli scavi farà conoscere se il predetto muro sosteneva le colonne e le arcate della nave destra della basilica, e se la curva, sopra accennata debba attribuirsi all’abside della medesima. Ma potrebbero anche cotesti avanzi appartenere ad un porticato esteriore : quindi ogni giudizio deve rimanere per ora sospeso. Certo è che siffatti ruderi spettano agli edifizi monumentali, che sorsero al primo miglio della via Flaminia ad onore di s. Valentino, e dei quali da almeno tre secoli si era perduta ogni traccia.
Sotto il supposto piano della basilica, sono tornati in luce sepolcri cristiani, consistenti in arche di terracotta; e fra le terre sono stati rinvenuti fuori di posto parecchi avanzi di lapidi funerarie.
/7/1889: Negli sterri per la cava di pozzolana del sig. Belardi, nella tenuta Arco Travertino, presso la basilica di s. Stefano e s. Demetriade al terzo miglio della via Latina, sono state rinvenute le seguenti lapidi sepolerali:
1. Lastra marmorea opistografa, di m. 0.84 X 0,22: a) D M RVPILIO MYRISMO HEREDES ECERVNT; b) D M ...PILIO MYRISMO ..EREDES ...FRVNT
2. Lastrina da colombaio, di m. 0,18 X 0,11. Reca seritto: D M BLASTEA TER DOMI...
3. Id. di m. 0,15 X 0,10. Vi si legge: V S ...SAEQ V A XVII ...PHOR FILIAE... IXIAE...
Luigi Borsari
/11/1889: Fra il terzo ed il quarto miglio dell'Appia nuova, fra questa e la Latina antica, nei terreni adiacenti alla torre Fiscale, è stata scavata una profonda trincea per uso della nuova ferrovia dei castelli romani. Nel fondo di questa trincea, circa quattro metri e mezzo sotto il piano di campagna, è stato scoperto il selciato di una strada antichissima, il cui asse taglia quello della ferrovia, sotto un'angolo di circa 18°. La strada è larga m. 2,90, ed è selciata alla maniera di quelle scoperte nel fondo dei fratelli Lugari sull'Appia antica, cioè con massi di lava tenera, piuttosto tondeggianti che poligonali.
Discende da nord-ovest verso sud-est per poi risalire verso la Latina in direzione del Campo Barbarico, al Tavolato. Si dice che un'altro tronco della. medesima sia stato scoperto tre anni or sono nella cava di pozzolana dei signori Pizzuti tra il bivio dell'Acqua Santa e la valle della Caffarella. Il selciato confina dalla parte sinistra orientale con un muro a secco rozzamente intonacato.
Rodolfo Lanciani.
/4/1890: Compiuti i lavori di sterro per la linea ferroviaria direttissima Roma-Napoli, attraverso l'istmo di Torre Fiscale, fra questa ed il casale di Roma vecchia. Il taglio della ferrovia è venuto a cadere, per fortuna, sopra una coppia di cippi ingerali di travertino. Essi misurano m. 1,44 di altezza, m. 0,50 di fronte, m. 0,25 di costa, e sono spianati di martellina nella parte emergente dal suolo, rustici e grezzi nel terzo inferiore. La iscrizione è rivolta dalla parte dei fornici.
Il selciato della via Latina è tornato in luce a metà di distanza fra le arenazioni della Marcia e della Claudia: è largo m. 3,80: limitato da crepidine ed angusto marciapiede di terriccio battuto, al di là del quale sorgono i piantati dei sepolcri. Si è scoperta, sul lato sinistro, una fossa murata con muri a strati alterni di tufo e mattoni. Vi erano stati gettati alla rinfusa circa quaranta pezzi di un sarcofago marmoreo, che credo potrà ricomporsi per intero. Il sarcofago, di eccellente fattura, ha le testate rotonde, il corpo l)accellato; e mostra nella fronte un clipeo di ra. 0,40 di diametro con busto umliebre di tipo mammeiano.
Dalla parte opposta della strada sono stati scoperti ruderi forse di un sepolcro, forse di im tempietto, o di edicola, con basi attiche di marmo senza plinto, tegole e canali pure di marmo con antefisse ornate di nascimenti e fave di fine intaglio, capitelli ionici, lastroni di bianco e di giallo ecc.
Rodolfo Lanciani
/3/1893: Nella tenuta di Romavecchia, posta sul VII chilometro da Roma, tra la via Appia-nuova e la Tuscolana, sono avvenute scoperte di antichi marmi. Nel piantare alcuni pini, secondo la legge della bonifica, lungo un viale che sì apre dirimpetto al casale, alla distanza di circa 300 metri da questo, e quasi a fior di terra sono stati trovati due grossi frammenti antichi marmorei di non lieve importanza.
L'uno è un enorme prisma triangolare, lungo metri 2,20, tutto d'un pezzo che può aver servito di chiave centrale di una grande piattabanda. L'altro è un fastigzo, o tetto di cippo sepolcrale, largo m. 1,55, ornato di rilievi. Presenta il solito tipo del timpano arcuato coi pulvini laterali. Nel centro del timpano è scolpito l'albogalerus, col lituo augurale a destra e la capedo a sinistra. L'arte della scultura, specie nelle foglie di lauro dei pu/vini laterali, è pregevole assai.
Vi sono stati trovati anche 5 piccoli frammenti di decorazioni architettoniche, tra cui uno rappresentante un genietto alato con lira nella sinistra. Siccome si tratta di cose venute in luce sul retto tramite dell'antica via Latina, si spera che, indagando per poco nel terreno, si possa facilmente ritrovare il cippo colla iscrizione dell'augure indicato dal frontone sopra descritto. Cotesti marmi dal proprietario principe D. Giulio Torlonia sono stati degnamente posti al sicuro nel cortile del casale di Romavecchia.
Giuseppe Tomassetti
/5/1893: Nella tenuta di Romavecchia, di proprietà del principe d. Giulio Torlonia, il casale della quale dista 7 chilometri da Roma, ed è posto sul suolo dell'antica via Latina, tra le vie Tuscolana ed Appia nuova, sono avvenute le seguenti scoperte.
A circa 300 metri dal casale, verso la campagna (lato est) uno sperone di marmo bianco, di un sol pezzo, in forma di prisma triangolare, lungo nella spina centrale metri 2,20, che sembra essere stato adoperato come sperone di un ponte.
A circa 500 metri sulla stessa via, che segue l'andamento della Latina, un coperchio, di marmo bianco di un sol pezzo, di un gran cippo sepolcrale. È largo m. 1,46, ed è scolpito in forma di timpano arcuato coi due pulvini laterali di foglie di lauro intrecciate, fermate nel mezzo con una fascia di ovoli e fuseruole, e ornati nella estremità anteriore di due rosoni a sei foglie. Nel centro del timpano sono scolpite tre insegne sacerdotali romane, cioè il pileo nel mezzo, adorno di un ramoscello e di due rose, e ai lati del pileo il lituo a destra e la capedo a sinistra. Il tutto di egregio lavoro.
Un piccolo frammento di bassorilievo esprimente un genietto alato avente la lira nella sinistra. Quattro bassorilievi frammentati di decorazione architettonica.
Nell'area stessa, ove fu ritrovato il coperchio del cippo: un muro lungo m. 5,45 fronteggiante la via Latina, nel margine sinistro di essa, parte a cortina (m. 3,60) parte reticolato (m. 1,85).
Ivi parimente, si è rinvenuta l'area di un sepolcro, con una grande impostatura o stilobate in un sol pezzo di marmo, a foggia di triclinio, largo nella linea fronseggiante lo via m. 2,58 con un incasso centrale di m. 1,18, ove sembra essere stato collocato il gran cippo, che si è invano finora ricercato.
Sonosi peraltro rinvenuti grossi frammenti marmorei forse appartenuti a questo monumento, e la seguente iscrizione, la quale, sì per la qualità degli ornamenti della cornice, come per le sue proporzioni, essendo larga m. 1,26 compresa la cornice, e alta m. 1,94, conviene al fastigio sopra descritto.
T STATILIO... | OPATO P... | PROC AVG A... | FLAMINI C... | PROC: AVG HERED... | PROC AVG AD PATRIM... | PROC AVG FERRARIA... | PROC AVG ADCENS... | GALLORVM | PROC AVG ADCENSVS BRIT | PRAEF ALAE AFRORVM | TRIB LEG VI VICTRISCIS | ITRIB LEG VI FERRATAE | PRAEF COH I LVCENSIVM | STATILI HOMVLLVS | ET OPTATVS | PATRI OPTVMO
Le sue bellissime lettere, alte m. 0,11, di paleografia dell’età incirca di Claudio, si adattano evidentemente all’ età ed alla scultura del ripetuto coperchio. Si noti ancora che la dignità di flamine, annunciata nel titolare della iscrizione, può anche convenire cogli emblemi rappresentati nel timpano stesso. La iscrizione è rotta in due pezzi, e manca di una parte delle prime quattro linee.
Lungo la stessa linea della indicata camera sepolcrale, quasi a contatto di essa, si è rinvenuta un’arca sepolcrale marmorea rettangolare di un sol pezzo (ora il coperchio è rotto in tre parti), con tetto a doppia piovuta, ornato di sei piccole antefisse, di cui quattro adornano l'estremità, due il centro del tetto stesso. È adorna di eleganti strie in tutta la fronte, nella piovuta anteriore del tetto, ed in una delle due testate, quella cioè, che stava esposta alla vista. È lunga m. 2,10X 0,55. Vicino ad essa si sono rinvenute, oltre molte ossa entro ‘la medesima e fuori, più parti di una fistola aquaria plumbea anepigrafe, di grosso diametro (0,15); una tegola con bollo rettilineo, senza cornicetta, in cui si legge: DOMITIAE nella prima linea e ‘tracce di lettere in una seconda; parecchi frammenti di vetri domestici, anche sopraffini; due teschi con aghi crinali presso di essi, ed altre piccole anticaglie insieme a pezzi di piombo e di bronzo.
Nel cavo, in cui fu rinvenuto lo sperone marmoreo, è stata ritrovata una piccola lapide pure di marmo, in cui in lettere di bassa paleografia si legge: DEM MIC. TORI GUN GI CEN CON PARA BILI OVI VI XIT ANNIS XX VII M HI DXIVSTINA B M FE
In altro frammento pure quivi rinvenuto leggesi: M benemERENti
G. Tomasetti.
/4/1895: Sui primi dello scorso aprile, furono cominciati dal sig. Alessandro Moroni, alcuni scavi per ricerca di antichità, nel suo fondo situato alla sinistra dell'Appia nuova, nella località detta Torre Ziscale, poco dopo il terzo miglio della via Latina, la quale attraversa la proprietà Moroni.
La zona su cui si eseguono gli scavi, è intermedia a quella assai nota per le insigni scoperte fattevi negli anni 1857-59 dal sig. Lorenzo Fortunati, ed a quella allora di proprietà Silvestrelli, oggi Moroni, in cui si fecero gli altri rinvenimenti descritti dal ch. prof. Stevenson (bull. Inst. 1875 p. 225-280; 1876 p. 193-204).
Anzichè scavi regolari, sono stati sinora eseguiti nella vigna Moroni, quattro tasti, a varia distanza l’uno dall'altro, sempre sulla linea di percorso della via Latina.
Il primo cavo fu fatto sul confine settentrionale della vigna Moroni, a m. 10 circa di distanza dalla proprietà ora governativa, ove si arrestarono gli scavi Fortunati. (cfr. Garrucci, Relazione generale degli scavi e scoperte fatte lungo la via Latina, etc. Roma 1859; Bull. dell'Inst. 1857 p. 177; 1858 p. 17; 1859 p. 99). Vi si riconobbe, alla profondità di m. 0,55 del piano di campagna, il selciato della Latina, composto coi consueti poligoni di lava basaltina, e sul margine destro, un avanzo della crepidine. I poligoni recano profondi solchi formati dal passaggio dei veicoli.
Il secondo cavo, eseguito assai più a sud, sulla sinistra della antica via, rimise allo scoperto una diecina di loculi sepolcrali, incavati nel cappellaccio, a circa m, 2 dal piano di campagna. Queste sepolture, avevano la copertura formata da tegoloni battentati, senza bolli di sorta, messi alla cappuccina. Presso il taglio meridionale de! cavo si rinvenne un ossuario fittile, semplice, contenente ossa combuste, il quale era stato depositato nel cappellaccio.
Nello strato della terra al di sopra dei loculi si raccolsero le seguenti epigrafi. a) Lastrina marmorea, di m. 0,22 X 0,14, in greco; b) Frammento di lastrone marmoreo, di m. 0,20 X 0,29, in cui rimane: CONIVBEnemerenti.... | CVM QVO VIsit an... | ARCHIGALLO TVS.... | ET SIBI....
Il penultimo verso credo debbasi completare: archigalZlo Tus(culanorum). Di un sacerdozio municipale simile abbiamo sovente ricordo nelle epigrafi ostiensi (€. /. L. XIV, n. 34, 35, 815).
Il terzo cavo ha fatto riconoscere la fondazione di un grande monumento sepolcrale, eretto sulla sinistra della Latina. L'edificio fu manomesso, forse per impiegarne i materiali in altre costruzioni. Rimangono alcuni grossi blocchi di travertino e di pietra albana, uno dei quali delle proporzioni di m. 1,75 X 0,60. Il piantato del sepolcro trovasi a m. 1,20 dal livello della campagna. Confusamente tra la terra, si raccolsero alcune lastrine marmoree di vario colore, servite per pavimenti; alcuni pezzi di vasetti vitrei, a pareti sottilissime, e pezzetti di mosaico a tasselli neri, assai grossolano. Si rinvenne anche un frammento di sarcofago marmoreo, sulla cui fronte rimane una parte di una barchetta, rozzamente scolpita. A ridosso del monumento furono trovate quattro tombe, povere, consistenti in fosse scavate nel terreno, coperte da tegoloni alla cappuccina, prive di qualsiasi oggetto della suppellettile funebre.
Il quarto cavo, l’ultimo sinora aperto, fu fatto tra i due casali dalla vigna, il più moderno dei quali è piantato sulla stessa via Latina, e quello incontro, di costruzione anterior», è fondato su di una grande piscina di opera reticolata mista a quella laterizia. Il punto preciso di questo cavo può vedersi nella pianta che ne diede il ch. Stevenson (Bul/. dell’Inst. 1876, p. 195).
Si scoprirono sei muri paralleli fra loro, terminanti in altro muro che fronteggiava il margine destro della Latina. Queste costruzioni, spettanti ad edificî sepolcrali, furono restaurate, e modificate nei bassi tempi, come è provato dalla rozza muratura di alcune parti.
Fra i muri paralleli, ora ricordati, si rinvenne una piccola sepoltura, contenente lo scheletro di una bambina; e presso il cranio si raccolsero due orecchini d'oro, bene conservati, formati di un semplice anellino, pieghevole, e terminante da un capo in un globetto pure d'oro. Più a sud di questa tomba, e a m. 3 di profondità, si trovò un loculo tagliato nel tufo, lungo m. 1,80, largo m. 0,65. Dalla parte dove posava il cranio era un rialzo formato dallo stesso tufo. Intorno al loculo era un battente per incastrarvi i tegoloni che coprivano la sepoltura. Unitamente allo scheletro vi sì rinvenne: un ago crinale di osso, la parte superiore di uno specillo di bronzo terminante in un globetto, ed un piccolo bronzo di Antonino Pio, col rovescio della Felicitas stante, con asta nella destra.
Dal detto cavo tornarono a luce questi frammenti iscritti: a) Pezzo di cornicione marmoreo, circolare, ornato di dentelli, nel cui rovescio è incisa la seguente marca di cava: SC R X; b) Pezzo di lastra di marmo, di m. 0,20 X 0,11 in cui leggesi: SVO Benemerenti | VIX Annos... | SIB ET libertis | LIBERTabusque | P Eorum; c) Un altro frammento di lastra di marmo, sulla quale rimangono soltanto le lettere: K... | NORI... | ... T ...; d) Un tegolone bipedale reca il bollo delle figuline sulpiciane (C. Z. Z. XV, 551, d); un secondo tegolone ha il bollo edito nel citato volume del C.I.L. n. 1394.
Luigi Borsari.
/4/1896: Nella vigna Aquari, al primo chilometro della via Latina, sono state intraprese alcune opere di scavo presso il luogo, ove nel 1877 si trovò una camera sepolcrale con due pregevolissimi sarcofagi adorni di sculture (cfr. Bull. archeol. comun. 1877, p. 146 segg., tav. XVIII-XIX).
Sono stati rimessi all'aperto alcuni resti di muri spettanti ad antichi sepolcri distrutti, ed una piccola stanza con nicchie, o colombarî, già altre volte frugata e spo- gliata di ogni oggetto. Fra la terra si raccolsero: due piccoli frammenti di sarcofagi marmorei, in uno de' quali rimane scolpita la testa di un agnello; un pezzo di coperchio di sarcofago, con cavalli marini in basso rilievo; parecchi balsamarî di vetro; vasetti e lucerne fittili di forma comune. Tra queste lucerne ve n'ha una di terra fina, ben conservata, che nel piatto porta in rilievo una maschera, un delfino e una lira. Una ha il piatto ornato col rilievo di una maschera scenica, ed ha nel fondo il bollo: EROTIS V
Un'altra ha sul piatto il rilievo di una biga in corso, e sotto il bollo: CVALQVA; Una terza non ha rilievi nè ornati di sorta e reca il bollo: MYRTILI.
Si rinvennero pure i frammenti epigrafici che seguono: a) Titoletto di colombario, lungo m. 0,22 X 0,10: ARRIA O L IVCVNDA; b) Altro titoletto di colombario, lungo m. 0,17 X 0,10: IVNONI NYMPHES; Una quarta, parimenti senza ornati, ha il bollo: C OPPI RES; c) Frammento di lastra marmorea, di m. 0,10 X 0,13 con lettere rubricate:
...ISSIMA... LORENTIAL ...; d) Simile, di m. 0,75 X 0,15 con lettere parimenti rubricate: CA... IAE DV ... MAE BENE M ... L LIVS CAT...; e) Simile, di m. 0,10 X 0,10: D M MAXIM... TRICIC... ; f) Simile di m. 0,20 X 0,08: ... SVAE POTHO F V A; g) Simile, di m. 0,30 X 0 100 nell'alto del duo è sli gru e di altri emblemi militari: ...TVCCIVS; h) Piccoli frantumi di lastre marmoree: VA... PRIA, ...VORVM.
Si ebbero in fine alquanti pezzi di lapidi sepolcrali cristiane, fra i quali meri-
tano d'essere ricordati i seguenti: i) Frammento di grande tavola di marmo, alto m. 0,20 X 0,15: PAX ...SSIME F...; l) Due frammenti di lastrone, lunghi complessivamente m. 0,94, il maggiore alto m. 0,90, l' altro m. 0,60: ....eTAgath ANCELES EIVS | se vivI DOMVM aETERNAM SIBI FEceRVNT...; m) Lastrone di marmo, di m. 0,67 X 0,58: ricomeREET CLIARCO VV CC conss.... | ... auGVSTIS HIC REQVIES AN... | ...CCAV QVAE VIXIT AN... | DEPOSITA DIE SS. I consoli Ricomere e Clearco segnano la data dell' anno 384; n) Frammento di lastrone marmoreo, di m. 0,26 x 0,40: f STILL cone... v. c. cons.
FL Stilicone fu console la prima volta nell’ anno 400, e la seconda nell’ anno 405. Ad una di queste due date è da riferire il presente frammento.
Giuseppe Gatti.
/4/1896: Sempre sulla stessa via Latina, eseguendosi alcuni lavori di coltivazione nel latifondo di Roma Vecchia, di propprietà della Casa Torlonia, e precisamente in prossimità del casale della tenuta al settimo chilometro da Roma, dove nel 1893 si rinvennero avanzi di antichi sepolecreti romani (cfr. Notizie 1893, p. 196), sono stati trovati due monumenti iscritti.
Il primo è un piccolo cippo marmoreo, di forma rettangolare, alto m. 0,52, largo m. 0,40, sulla cui fronte è incisa in belli caratteri l’ iscrizione :
M ORIBVS HIC SIMPLEX SITVS EST TITVS AELIVS FAVSTVS | ANNIS IN LVCEM DVO DE FRIGINTA MORATVS | C VI DEDERANT PINGVEM POPVLIS PRAEBERE LIOVOREM | A NTONINVS-ITEM.COMMODVS SIMVL INDVPERANTES | R ARA VIRO VITA ET SPECIES RARISSIMA FAMA
IT NVIDA SED RAPVIT-SEMPER FORTVNA PROBATOS | V T SIGNVM IMVENIAS QVOD sic ERAT DVM VITA MANERET | S ELIGE LITTERVLAS PRIMAS E VERSIBVS OCTO
Nella linea 8 è notevole la forma arcaica della voce enduperantes per imperantes, che trovasi similmente adoperata da Ennio, da Giovenale e da altri vetusti scrittori, i quali usarono pure talvolta, invece di imperator, la forma induperator ed endoperator (cfr. de-Vit, Lecic. s. v. imperator ed impero S Db).
Il defunto Tito Elio Fausto, ricordato in questa lapide, fu liberto o figlio di un liberto di Antonino Pio, ed in età giovanile ebbe dagli imperatori Marco Aurelio Antonino e Commodo (a. 176-180) l'ufficio di sopraintendere alle pubbliche distribuzioni del mustum o dell'olio, che l’ iscrizione genericamente indica pinguem liquorem.
Fausto morì in età di 28 anni; ed il soprannome (sîgnum) di lui fu Macarius, le singole lettere della quale parola, come viene indicato nella stessa iscrizione, formano le iniziali degli otto versi, onde si compone l' legante carme acrostico, inciso sul sepolcro di lui.
L'altro piccolo cippo, di m. 0,40 X 0,32, porta la semplice iscrizione funeraria:
D M T AELIOPHILOMVSO CHRYSOPOLIS K CONIVGI BENEMERENTI ERGE FECIT
Anche questo monumento ricorda una persona, di condizione libertina, e discendente da un servo manomesso dall'imperatore Antonino Pio.
Giuseppe Gatti.
/6/1896: Continuati gli sterri nella vigna Aquari, al primo chilometro della via Latina, sono stati rimessi in luce altri avanzi di muri spettanti a camere sepolcrali, quasi intieramente disfatte. Fra le terre sono stati raccolti le seguenti lapidi inscritte:
a) Lastrina di marmo, alta m. 0,32 X 0,20: D M M VLPIVS CALLISTIANVS M VLPIO CALLISTO FILIVS PATRI SVO B M F
b) Frammento di lastra marmorea, alto m. 0,15 X 0,25: D m M VLPIVS VALeria NVS BENEM erenti VLPIO EVTY LIBEROTO D
c) Simile, alto m. 0,20 X 0,42: TERENT VIRO POSTERISQSVIS ET CINCIAE P L MYRINE POSTERISQVE SVIS
d) Frammento di lastrina da colombario, ansata, alta m. 0,14 X 0,15: CORNELIO L CORNEL ANVS PATRI fECIT
e) Lastrone di sepolero cristiano, alto m. 0,50 X 0,50: LOCVS TINORIS
Giuseppe Gatti.
/6/1898: Costruendosi al Policlinico l'edificio destinato a lavanderia, sono stati raccolti fra la terra alcuni piccoli frammenti d'intonaco dipinto, che conservano ornati architettonici ed avanzi di decorazione a fogliami. Furono pure raccolti cinque aghi crinali di osso; uno spillo di bronzo, ed un anello, pure di bronzo, con piccola chiave; una testina marmorea, assai danneggiata, che sembra avere appartenuto ad una statuetta di Ercole.
Giuseppe Gatti.
/1/1900: Spianandosi la strada di accesso, che dalla via Appia nuova conduce ai noti sepolcri della via Latina, è stata recuperata una testa marmorea, alta m. 0,33, raffigurante Socrate. Questo ritratto è una copia mediocre, d'epoca romana, che riproduce le sembianze dell’antico filosofo, giusta il tipo consueto, ma alquanto mitigato nelle forme sileniche. La testa è ben conservata, e solo leggermente scheggiata nella estremità del naso, nella guancia destra e nell'occhio sinistro. Le pupille sono espresse ad incavo semicircolare.
Sono state pure raccolte fra la terra le lapidi sepolcrali che seguono: 1. Stele marmorea, assai corrosa, alta m. 0,64X 0,27: D M AVREeLIO SADi NO FILIO B M Q V ANN XVII MENS XI DIE ... AVRELIA EVTYCHI A MATER FECIT; 2. Frammento di lastra marmorea, di m. 0,27 X 0,24 con incisioni in greco; 3. Altro frammento di lastra marmorea, di m. 0,28 X 0,20: ... CLA ... TYC ... TI CL ...
ER CO ... TVS
Dagli sterri anzidetti provengono tre pezzi di fistole acquarie in piombo. In uno si legge, da una parte: AC AECILI FELICIS... e dall' altra: ... DEMETRIAN ... Nel secondo tubo rimane soltanto: FECIT... Il terzo conserva a grandi lettere la nota numerale: III
Si raccolsero finalmente vari frammenti di marmi scolpiti, alcuni dei quali appartengono alle fiancate di un sarcofago, adorne di grifoni alati in bassorilievo: una fronte di piccolo sarcofago con rilievi marini e figure di tritoni; due capitelli di pilastri, mal conservati; un' antefissa fittile con maschera scenica.
Giuseppe Gatti.
/7/1903: Scoperta di un cimitero anonimo sulla via Latina.
Poco oltre il quarto miglio della via Latina, a breve distanza da quel tratto della medesima via ove nel 1857 si scoprirono le celebri tombe vagamente ornate di rilievi a stucco e di elegantissimi affreschi, nella tenuta detta del Corvo, esercitandosi dal sig. Vaselli una cava pozzuolana, i cavatori si imbatterono casualmente in alcune gallerie cimiteriali contenenti i consueti loculi.
Datone avviso al Ministero, questi alla sua volta ne informò la Commissione di Archeologia sacra, che accedette sul luogo e presi i necessari accordi eseguì lo sterro del sotterraneo separandolo dalla cava e ne ritrovò poi l'antico ingresso. Si costatò per tal modo che trattasi di un cimitero sotterraneo cristiano, ma di estensione talmente ristretta che non potè far parte del gruppo dei cimiteri storici della via Latina, quali furono quelli di Gordiano ed Epimaco, di Aproniano o di s. Eugenia e di Tertullino. Esso adunque o fu un ipogeo di famiglia ovvero di una qualche associazione speciale.
Si accede a questo ipogeo per una piccola scala, simile a quelle dei colombari, e ciò conferma la natura privata del luogo; e poi si trovano poche gallerie con loculi, un cubiculo con grande arcosolio dipinto, e quindi due altri cubiculi che offrono la singolarità di avere nel centro un pilastro di tufo rivestito di muratura, a sostegno della volta.
Queste ed altre specialità di forme architettoniche le quali non si riscontrano nelle altre catacombe convengono assai bene ad un ipogeo che non doveva far parte del gruppo dei grandi cimiteri della Chiesa romana. I loculi sono quasi tutti aperti come pure gli arcosoli e non vi si è rinvenuta alcuna iscrizione.
Ma ciò che è maggiormente notevole e che presenta pure delle particolarità importanti è l'arcosolio del primo cubiculo presso la scala. La callotta di questo arcosolio è adorna di pitture che possono appartenere alla fine del terzo secolo, o tutt'al più alla prima metà del quarto, e rappresentano alcuni
simboli frequentemente usati nei dipinti cimiteriali ed altri del tutto nuovi. Esse sono divise in due ordini.
Nell'ordine superiore, nel mezzo, vedesi fra due alberi il buon pastore in mezzo al suo gregge e recante sulle spalle la pecora smarrita; a destra in alto Daniele fra i leoni, e sotto Noè dentro l'arca nel modo consueto; a sinistra un gruppo rappresentante un miracolo del Salvatore, forse quello del cieco-nato o del lebbroso.
Nell'ordine inferiore nel centro è dipinta la scena del convito cui prendono parte dodici persone; a destra di questo si vede il miracolo della moltiplicazione dei pania sinistra una donna orante che rappresenta la defunta ivi sepolta. Alle due estremità poi sono effigiati i due episodi del ciclo di Giona, cioè il profeta gettato in mare. ed il mostro marino che lo deposita in terra.
Finalmente nel campo della stessa callotta sono dipinti cinque vasi della forma dei calici con doppio manico, cioè due all'altezza del pastore, due poco al disopra del convito ed uno di maggiori dimensioni a sinistra sopra il gruppo rappresentante il già accennato prodigio del Salvatore.
Alcuni di questi gruppi sono comunissimi nel simbolismo delle pitture cimiteriali, ma due sono i soggetti nuovi; cioè quello del convito di dodici personaggi che si riferisce alla Eucaristia, ma è diverso dagli altri ove i convitati sono sette, e quello dei cinque calici intramezzati alle pitture e posti in modo da fare intendere che non fanno parte delle singole scene ma che devono esprimere uno speciale simbolismo.
Tenuto conto di tutte queste singolarità si potrebbe sospettare che il cimitero anonimo di via latina abbia potuto appartenere ad un gruppo di persone addette a qualche eretica setta; giacchè è noto che gli eretici ebbero certamente i loro ipogei sepolcrali in Roma e questi erano separati dai grandi cimiteri della Chiesa cattolica. Ed il de Rossi insegnò che « i sepolcri cristiani isolati o gentilizi quando sono « fuori del cimitero comune dei fratelli possono essere meritatamente sospetti di separazione dalla Chiesa e dalla sua comunione ».
E in questo sospetto potrebbero confermare due circostanze, oltre la forma speciale già accennata dell'ipogeo. La prima si è che le singolari rappresentanze dei calici disposti in quel modo e del convito dei dodici troverebbero una ‘plausibile spiegazione in due passi di s. Ireneo ove si parla degli eretici Valentiniani e delle loro superstizioni.
La seconda circostanza pure notevole è il fatto che precisamente sulla via latina, e a poca distanza dal nostro ipogeo, si scoprì presso uno dei sepolcri pagani, e perciò fuori del suo posto primitivo, una iscrizione cristiana greca dedicata fra il terzo ed il quarto secolo ad una seguace della setta eretica dei Valentiniani.
Ma qualunque sia il valore di questi indizi essi non sono ancora decisivi; perchè potrebbe anche darsi una spiegazione del tutto ortodossa a quei dipinti e la iscrizione della eretica valentiniana potrebbe non avere alcuna relazione col nostro ipogeo. Sarà quindi prudente attendere ancora ulteriori studi prima di pronunciare un giudizio definitivo ma non sarà inutile di avere accennato a questo raffronto.
Orazio Marucchi.
/2/1907: Nello sterro per la via che deve condurre ai nuovi villini della Società degli Impiegati è tornato in luce un frammento di lastra marmorea scorniciata (m. 0,15 X 0,23): e due vasetti di terracotta, una lucerna comune ed un medio bronzo irriconoscibile.
Nello sterro per il villino Romano sono stati scoperti: una testina marmorea
femminile con capelli annodati sulla fronte e sulla nuca (m. 0,08 x 0,05); un piccolo torso di statua marmorea, femminile, ignuda (m. 0,13 X 0,06); un frammento di urna marmorea con due rami di alloro (m. 0,18 X 0,13); due frammenti di antefissa, l'una delle quali con ornati (m. 0,22 X 0,15), nell'altra si è conservata la parte superiore di un suonatore di doppia tibia (m. 0,14 X 0,10) ed un frammento di lastra marmorea (m. 0,17 X 0,15) con l'iscrizione: ... POSTE .. SVIS ... QVAE ... TIS LI ... BVSQVE ...
Nello sterro per il villino Nuvoli sono tornati in luce: 1. Tre frammenti di un'iscrizione su lastra marmorea (m. 0,26 X 0,30): D M HANNIBALI...; 2. Frammento d'iscrizione marmorea (m. 0,10 X 0,08): DOB ... GI; 3. Id. (m. 0,07 x 0,05): ...XII M .. IX AN ... ; due frammenti di antefissa, l'uno (m. 0,18 X 0,13) con una testa di leone e una zampa, l'altro (m. 0,10 X 0,13) con la parte inferiore di una figura nuda piegata che leva uva da una cesta; due lagrimatoi; un pezzo di cornice marmorea (m. 0,18 x 0,19); una lucerna comune; e cinque stellette d'oro appartenenti ad una corona (dim. mm. 6).
Dante Valieri.
/3/1907: Nello sterro per la nuova strada della Società degli Impiegati è stato rinvenuto un frammento di lastra marmorea (m. 0,11 X 0,07) con la seguente iscrizione mùtila: .. LLIA ... COND ... LIA C (rovesciata) L I ...
Dante Vaglieri.
/4/1907: Nel terreno di proprietà del sig. Gennaro Montebello situato sulla sin., di fronte alla vigna Aquari, a m. 61 dal cancello di questa, nel fare un cavo lungo il confine sud sulla strada, a m. 0,60 di profondità dal piano della via attuale, il proprietario ha scoperto un tratto della pavimentazione dell’antica via Latina, che corre quasi nella direzione parallela alla moderna.
Si sono qui rinvenuti i seguenti due frammenti d'iscrizioni marmoree. 1. (m. 0,29 X 0,20): D M OSCIO ONESIMO GVRIA VICTORINA OYNIVGI MERENTI FEC MQOVOVIXIT ANNI XIX VA AEMVLATION; 2. (m. 0,20 X 0,14), scorniciata: POSITERIS
Dante Vaglieri.
/5/1907: Al n. 10 nel terreno di proprietà del sig. Patriarca, facendosi lo sterro per un villino, a m. 20 dalla via e ad un metro sotto il piano di a pagna, fra due muri a quadretti di tufo e ricorsi di mattone, di un metro di Spes: sore, sì è scoperta una scala larga m. 0,85 con 12 gradini di m. 0,29 X 0,24 ciascuno, lunga m. 7,80 fino all'imposta dell'arco, il quale misura m. 1,50 x 0,90.
Nel terreno di proprietà del sig. Montebello (v. sopra pag. 206) si sono scoperti ì altri poligoni di basalto al posto per una lunghezza di m. 3,80.
Al villino Ranzi si è rinvenuto un candelabro con foglia d’edera in rilievo (m. 0,45 x 0,95).
Dante Vaglieri.
/9/1907: Nello sterro per il villino Caneo si è rinvenuto un frammento di lastra marmorea (m. 0,23 X 0,23) con l'iscrizione: LVIVS e un altro simile, su cui è rappresentato un portichetto a colonnine e sopra un in opera quadrata (m. 0,40. X.0,37).
Dante Vaglieri.
/3/1910: Nel terreno di proprietà del sig. Montenovesi presso la via Latina venne in luce un cippo di peperino in situ, con fronte rivolta alla detta via. Esso misurava m. 0,80 X 0,40 X 0,25: CORNELIAE A LISIAEIN FRONT P XVII IN AGRV F XVIII
Angiolo Pasqui.
1911: Orazio Verdirosi, due anni dopo aver acquista un terreno adiacente all'antica via Latina per costruirvi un villino, preoccupato per alcune crepe che minavano la stabilità dell'edificio, fa effettuare uno scavo per verificare la situazione delle fondamenta, scoprendo così l'accesso ad un sepolcro ipogeo completamente decorato da dipinti murali.
Avvertita la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, alla fine di marzo dello stesso anno il suo segretario, Rudolf Kanzler, ispeziona l'ipogeo non trovandovi tracce di cristianità, ma procedendo, comunque, ad un accurato rilievo fotografico e topografico.
Terminato il lavoro, il monumento fu nuovamente chiuso e se ne persero le tracce.
1953: Nel corso dei lavori eseguiti per la costruzione di un fabbricato tra la via Latina, via Cesare Baroni e via della Caffarelletta, sono messi in luce, al di sotto del piano di campagna, uno strato di terra di riporto e il banco di tufo. Si rinviene un'area di necropoli di età imperiale, composta da due colombari, due sarcofagi a cassa, una tomba a inumazione ed una galleria scavata nel tufo.
Del primo colombario restavano solo scarsi resti, tra cui un settore della parete di fondo in reticolato con una nicchia per olle conservante la targa marmorea inscritta, di chiusura.
Il secondo colombario, anch'esso in reticolato, era a 2,40 m dal primo, risultava demolito quasi completamente; oltre alle nicchie per olle, comprendeva una piccola camera con arcosolio parzialmente ricavata nel sottoscala.
I due colombari erano affrescati con motivo a riquadri geometrici su fondo rosso, bordati da una fascia celeste scuro che correva intorno alla cella sepolcrale.
La tomba a inumazione era stata scavata nel banco tufaceo. Furono anche scoperti due grandi sarcofagi di travertino rozzamente lavorati, uno con coperchio a timpano, l'altro liscio. Inoltre si videro tre iscrizioni e un cunicolo, con volta a botte, scavato nel tufo.
I sarcofagi sono stati collocati nel cortile della palazzina a scopo decorativo mentre le cinque epigrafi sono portate al Museo Nazionale Romano.
1954: Durante gli scavi per le fondazioni di un nuovo palazzo presso via Dino Compagni, viene scoperto una struttura ipogea. La notizia viene però tenuta nascosta fino alla fine dei lavori. Informata la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, viene inviato ad indagare Padre Antonio Ferrua, che si cala da un pozzo di 16 metri w verifica la presenza di un piccola catacomba, riccamente decorata ma fortemente danneggiata dai lavori sovrastanti.
20/5/1965: Decreto Ministeriale che sottopone a tutela diretta il Mausoleo di Campo Barbarico, all'incrocio tra via del Campo Barbarico e via Monte d’Onorio.
1966: Viene liberata la zona del Borghetto Latino (altezza Via di Vigna Fabbri) e spianate le baracche.
9/5/1975: Il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, dichiara l'importante interesse archeologico dei resti di una villa romana rinvenuta ai limiti della valle della Caffarella, presso via Carlo de Bildt.
21/5/1981: Nel parco della Caffarella viene demolito il Borghetto Latino, insediamento di baracche sorto a seguito delle demolizioni degli anni trenta.
1987: Avviata una campagni di scavi preventivi al IV miglio della Via Latina, in vista dell'ampliamento della linea ferroviaria Roma-Ciampino. Da nord a sud sul lato occidentale della ferrovia (l’unico indagato) vengono alla luce diversi nuclei edilizi: il primo pertinente ad una villa di età imperiale, in uso dal I al IV sec. d.C., più a sud un vasto edificio in opera quadrata di tufo risalente all’inizio del I sec. a.C., poi trasformato in un monumento sepolcrale alla fine del III sec. d.C.; a ridosso di questo edificio altre strutture attribuite per la loro conformazione ad una mansio; ancora più a sud lungo la linea (in posizione che doveva essere più prossima alla Via Latina), sono trovati diversi monumenti funerari, uno circolare conservato a livello della fondazione, un piccolo colombario con la volta crollata, una camera ipogea che ha rivelato una decorazione in stucco su pareti e volta in un impressionante ottimo stato di conservazione.
25/11/1991: Il Mibac con decreto ministeriale, dichiara un interesse archeologico particolarmente importante della porzione di Parco Archeologico dell'Appia Antica tra le mura Aureliane, la Cristoforo Colombo, la ferrovia Roma-Pisa e la via Latina, convenzionalmente denominato V settore.
1992: Nel corso di scavi preventivi al IV miglio della Via Latina, in vista dell'ampliamento della linea ferroviaria Roma-Ciampino, viene scoperta una tomba ipogea del I secolo a.C., con una camera sepolcrale di circa 20 mq interamente ricoperta di stucchi.
22/10/1994: L'Azienda Consorziale dell’Appia Antica presenta il Piano di Utilizzazione della Valle della Caffarella, che prevede, le destinazioni d'uso delle aree verdi, dei casali e delle altre strutture. Si comincia a parlare del risanamento del Fiume Almone attraverso la realizzazione di collettori fognari di Quarto Miglio e Statuario e la sistemazione del Fosso dell'Acqua Mariana.
19/4/1996: Il Ministero dei Beni Culturali, la Regione Lazio e il Comune di Roma sottoscrivono l'accordo di programma per l’attuazione del Piano di Utilizzazione della Valle della Caffarella.
1998: Scavi della Soprintendenza Archeologica di Roma presso Tor Fiscale e il Campo Barbarico. Su entrambi i lati della linea Roma-Napoli, sono indagate numerose strutture relative ad una lussuosa domus, sorta al IV miglio della via Latina. Il complesso di età sillana o cesariana, era provvista di un ludus. Riemergono tracce di basolato di un diverticolo della via Latina.
16/10/1998: Decreto del Ministero per i Beni e le Attività culturali circa l'inclusione dell'area costituita dal Parco dell'Appia Antica e delle zone limitrofe di Cava Pace, Tor Marancia, Tor Carbone, di Casale di Gregna-Anagnina e delle Capannelle-Barbuta ricadente nella I, IX, X e XI circoscrizione del comune di Roma fra le zone di interesse archeologico di cui all'art. 1, lettera m) , della legge 8 agosto 1985, n. 431.
2000: Presso il X miglio della Via Latina, fra le moderne via della Mola Cavona e Via Anagnina, mentre si scava per rimuovere un basamento in calcestruzzo sul quale poggiava il traliccio di una linea elettrica ormai in disuso, dal suolo affiorano dei gradini.
Una volta coinvolti gli archeologi della soprintendenza si riprende lo scavo e si riporta alla luce un dromos in laterizio che conduce verso una grande porta in peperino (120 x 90 cm) assicurata da sigilli intatti e corredata da maniglie perfettamente funzionanti.
Nonostante la ruspa dell'escavatore avesse prodotto diversi danni (soprattutto al dromos e agli stucchi che ricoprivano la volta dell'anticamera), la cella sottostante era rimasta illesa.
Una camera sepolcrale di 9 metri quadrati dalla volta a botte, contenente due sarcofagi di marmo disposti ad angolo retto, quello di Carvilio Gemello (Carvilius Gemellus) e di Ebuzia Quarta (Aebutia Quarta).
2003: Durante la messa in opera di nuove linee telefoniche in via di Porta Latina, sono effettuati vari saggi di scavi nei ventri metri di strada tra via di San Giovanni a Porta Latina e le mura stesse dove emergono a meno di un metro di profondità, strutture murarie inerenti a tombe e basoli originali della strada romana con parte dei crepidini.
2008: L'Ipogeo del Quadraro viene riaperto per la rimozione degli stucchi, che vengono trasportati al deposito del Museo nazionale romano alle Terme di Diocleziano.
20/9/2014: Alla presenza del Sindaco di Roma Ignazio Marino viene inaugurata la Casa del Parco nel Casale di Vigna Cardinali alla Caffarella.
24/2/2021: Un cantiere per l'estensione della rete del gas all'incrocio tra Via Tuscolana e Via del Tuscolo, riporta alla luce un lungo tratto ben conservato dell'antica Via Latina.
1/1/2022: Indagini archeologiche preventive in un cantiere Acea a via Luigi Tosti, portato alla luce tre edifici sepolcrali appartenenti a uno stesso complesso funerario presso l'antica via latina, databile fra il I secolo avanti e il I secolo dopo Cristo.
3/5/2022: Durante le indagini archeologiche preventive nel cantiere Acea di via Luigi Tosti, torna alla luce un colombario ipogeo di piccole dimensioni, fortemente danneggiato dagli interventi di urbanizzazione di inizio Novecento. Oltre ad un'ara funeraria dedicata alla giovanissima Valeria, viene ritrovato un sarcofago in marmo bianco con una decorazione a bassorilievo raffigurante una scena di caccia.