Il Comune approva il piano regolatore del nuovo Quartiere Esquilino permettendo l'esproprio di tutti i terreni interessati. Per facilitare l'edificazione della vasta area, viene suddivisa in tre zone di espansione.
L'Impresa dell'Esquilino presenta i primi progetti dell'Espanzione I Esquilino, per quattordici edifici, iniziando i lavori di fondazione. Gli isolati interessati sono il III, IX, VII, XI, XII.
Avvio dei cantieri per la realizzazione delle strade del Quartiere Esquilino, con i lavori nell'attuali Via Gioberti, Principe Umberto e Principe Amedeo, nel tratto da Via Strozzi a Via Gioberti, e al centro del reticolo Via Cavour.
Nei lavori di sterro preparatori per l'apertura della via Principe Eugenio, a breve distanza dal sito del colombario degli Arrunzii e degli Statilii, continuano ad apparire avanzi di sepolcri dell' epoca repubblicana , che servono di sostegno ad altri del primo secolo dell' impero. Tutto il gruppo poi è attraversato da muri, da chiaviche, da sostruzioni del secolo terzo.
Rodolfo Lanciani.
Nella piazza Manfredo Fanti, sulle linea d'intersecamento della fortificazione serviana, è stata scoperta la fossa che proteggeva esternamente il muro di sostruzione dell'aggere.
Sulla via Principe Amedeo il fondo della fossa, coperta da un banco di melma, è stato ritrovato alla profondità di met. 19,60 sotto il marciapiede; e sulla via Principe Umberto invece alla profondità di met. 18,90.
Rodolfo Lanciani.
Presso la tribuna della chiesa di S. Eusebio, sono stati ritrovati alcuni cinerarî di terra cotta, collocati nel suolo vergine, in forma di semplici olle, alte met. 0,32. Uno di essi conteneva un cilindro di piombo, col coperchio saldato. Dentro il cilindro sono state ritrovate ossa combuste, ed un anellino d’oro.
Rodolfo Lanciani.
Costruendosi il nuovo Panificio militare sull'angolo delle vie Mamiani e principe Amadeo, alla profondità di m. 5,00 è stato scoperto il piantato di un nobile e grande mausoleo. Consta di uno zoccolo di marmo, alto m. 0, 61 con cornice sotto e sopra, modinata di gola e listello. Segue la cornice d' imbasamento della parete, m. 0,81, modinata di gola intagliata a spicchi d'aglio, e di scozia. Il terreno circostante è cosperso di grandi blocchi di marmo e di travertino.
A sud del mausoleo, e distante da esso m. 7,00 corre il pavimento di una strada, profondo m. 12,00, dimodochè in uno spazio così breve, si ha un salto di suolo di 7 metri. Proseguendo verso mezzogiorno, s'incontra un altro pavimento di strada, profondo m. 9,00.. Sembra appartenere ad epoca assai più recente.
Sotto di esso corre un chiavicone, coperto con lastroni di vario genere, fra i quali si notano la fronte ed il fianco di un grande sarcofago marmoreo. L’attrito delle acque correnti, ed il lungo soggiorno in luogo così umido e profondo, hanno danneggiato le belle scolture del sarcofago, le quali rappresentano: nella fronte, un clipeo a foggia di conchiglia, con due mezzi busti di uomo e di donna, sostenuto da Tritoni, sul cui dorso siedono gruppi di Nereidi: nelle fiancate, un ‘cavallo marino guidato da un Genietto in piedi sul dorso del mostro.
Rodolfo Lanciani.
Mausoleo nobilissimo rettangolo lungo m. 5,30 largo m 4,10 scoperto nell'ottobre 1883 presso l'angolo delle vie Mamiani e principe Amedeo sull'Esquilino scavandosi per le fondamenta dei forni militari. Riposa sopra una platea di tra vertini profonda m. 5,50 sotto il piano stradale. La fronte era ornata e fasciata di marmo le fiancate di travertino. Dinanzi alla fronte del mau soleo che guarda il sole meridiano il terreno discende a precipizio dimodochè a soli 7 m. di distanza si è trovata una strada profonda 12 metri diretta da oriente ad occidente. Alquanto più discosto il terreno ascende di nuovo ed a m. 8 di distanza si è trovato un secondo pavimento di strada pro fondo soli 9 m. Nello spazio che divide la base del monumento dalla prima strada sono stati scoperti nell'ordine regolare della caduta tre massi del fregio lunghi assieme m. 4,80 alti m. 0,60 sui quali è incisa a caratteri aurei la seguente iscrizione L CONSIDIVS LF GALLVS.
Presso l'angolo delle vie principe Amedeo e Alfredo Cappellini, a m. 29 di distanza dalla tribuna di S. Eusebio, è stato trovato al posto un cippo di travertino, alto m. 2,22, largo m. 0,63, grosso m. 0,25, orientato parallelamente all'aggere serviano, e con la scrittura rivolta verso il medesimo. È un duplicato dell'editto scoperto pochi anni or sono in via Magenta al Castro Pretorio.
Rodolfo Lanciani.
Nell' area degli orti Vezziaui, dietro la tribuna di S. Eusebio, è stata ritrovata una statua marmorea la quale , benché mancante della testa (che doveva essere riportata), è ragguardevole per l'artificio e per la conservazione. Rappresenta una donna vestita di tunica e di ricchissimo manto, seduta sopra un sasso, con la gamba sinistra protesa in avanti e col torso leggermente inclinato. La testa doveva riposare sul dosso della mano destra, ed il braccio destro riposava sul ginocchio dell' istesso lato. Forse rappresenta una Musa. La proporzione è al vero.
Rodolfo Lanciani.
Nelle fondazioni per il cosidetto « panificio militare sulla via Principe Amedeo, a considerevole profondità sotto il livello moderno, è stato scoperto un sepolcro a capanna, formato di tegoli trapezoidi di fattura etrusca, dipinti esternamente a colori vivacissimi ed a scomparto geometrico. Le fascie sono alternatamente rosse e nere; il fondo è bianco.
Rodolfo Lanciani.
Costruendosi una casa in via Principe Amedeo, al di là di piazza V. E., si è ritrovata in terreno di scarico la seguente lapide marmorea:
D M L STATILI L F SECVNDI SALONAS VE TERAND AVG T FLAVIVS HESPER EVOC AVG HER... B M FECIT CVRA AC... PLOTIO REDEMTO E... PHANO... IN FR P X
Rodolfo Lanciani.
In via Principe Amedeo, facendosi alcuni lavori stradali si è rinvenuto un busto marmoreo dell'imperatore Domiziano, alla grandezza poco maggiore del vero. La figura è in parte danneggiata, e mancano del tutto le spalle.
Si raccolsero alcune fibule ed armille di bronzo, lance di ferro, ed alcuni istrumenti agricoli pure di ferro.
Via Principe Amedeo sotto la volta della scaletta della chiesa di s. Eusebio, nel fare un cavo per una fogna, a m. 1,15 dal marciapiedi e a m. 1,15 sotto il livello stradale, sì è rinvenuto un pilastro di marmo bianco, sagomato in tutte e quattro le fronti. È alto m. 3,19; all’imoscapo largo m. 0,50, al sommo «m. 0,47; ha m. 0,26 di spessore. È stato trasportato al Museo Nazionale.
Cerimonia di posa della prima pietra del palazzo della Zecca all'Esquilino, alla presenza di re Vittorio Emanuele III e della corte_
"Poco prima delle ore 9, le adiacenze di piazza Guglielmo Pepe, nel quartiere dei Monti, erano gaiamente animate. Tutti i palazzi delle vie Principe Umberto, Principe Amedeo, Lamarmora e Cairoli, che delimitano la rettangolare, sulla quale dovrà sorgere il nuovo edificio della Zecca, erano gremite di signore, signori e ragazzi in attesa dell'arrivo del Re, che arrivò alle 9 precise in carrozza scoperta, scortata dai corazzieri, accompagnato dal suo aiutante di campo, generale Brusati, accolto da ovazioni e al suono della marcia reale.
Re Vittorio fu ricevuto dalle autorità presenti, tra cui i ministri Carcano, Mirabello, Schanzer, le presidenze del Senato e della Camera, il direttore generale della Banca d'Italia comm. Stringher, varii generali, il sindaco Nathan, varii funzionari della Zecca e del tesoro.
Si iniziò subito la cerimonia con un breve discorso pronunziato dal ministro del tesoro on. Carcano, al quale, appena ebbe terminato di parlare, il Re strinse la mano; e poi accompagnato dall'ing. Mongini, autore del progetto, re Vittorio osservò le varie piante dell'edificio, informandosi minutamente di tutto.
Il Ministro Carcano aprì il suo discorso con queste parole «Giorno fausto è oggi: un'opera desiderata da tempo, ripetutamente approvata dalle due Camere legislative, una nuova Zecca con annessa scuola di medaglistica, viene ora iniziata da Voi, o Sire della numismatica sommo maestro, in questa Roma donde tanta luce si è irradiata nel mondo degli studi»
Mentre il Re riceveva questi schiarimenti, varii operai saldavano in un tubo metallico delle monete d’oro, d'argento, di rame e la pergamena ricordante l'atto di fondazione firmata dal re e dai presenti.
Appena compiuta questa operazione il Re assistè alla chiusura del tubo stesso nel fondamentale blocco di pietra. Un mastro muratore sollevò nna specie di coperchio che chiudeva l'incavo nel quale andava collocato il tubo.
Il coperchio recava questa iscrizione: Regia Zecca - Giugno 1908.
Il mastro muratore spalmò gli orli del coperchio di cemento e l'applicò esattamente sull'apertura: il Re anzi l'assestò egli stesso. Quindi il capo tecnico, della Zecca, De Silvestris, presentò al Re in elegante astuccio una cazzuola d'argento, colla quale re Vittorio, sorridendo, gettò della calce sulla prima pietra, mentre il pubblico dalle tribune e dalle finestre dei vicini palazzi applaudiva. Contemporaneamente la musica dei granatieri intuonò la marcia reale.
A mezzo di una catrucola, il masso di pietra discese lentamente nella buca preparata. Quest'operazione durò parecchi minuti, durante i quali il Re s'intrattenne a parlare col direttore della Zecca cav. Israel Sacerdote-e col capotecnico De Sivestris, accennando alla necessità di riconiare coi nuovi conii le logore monete da una lira del 1863 e del 1867, cosa che già si sta facendo.
Quando la pietra fu arrivata in fondo, il Re, seguito dalle autorità, escì dal palco reale tra nuovi applausi e al suono della marcia reale; ed anche nella strada il popolo raccolto gli fece una simpatica dimostrazione.
Come è noto la Zecca, attualmente, è ancora quella vecchia, pontificia, di dietro a San Pietro, contigua al Vaticano, anzi, fino a pochi anni addietro, per accedervi bisognava passare davanti alla guardia svizzeta. I locali sono vecchi, disadatti; ed era necessario che il Regno d'Italia avesse una Zecca propria, degna, come pare risulterà dal progetto dell'ing. Carlo Mongini, coadiuvato per la parte decorativa degli architetti Enrico Bachetti ed Ulpiano Bucci.
La spesa preventivata è di L. 1.800.000; e c'è da augurarsi che non accada come pel Monumento a Vittorio Emanuele e pel Palazzo di Giustizia!"
La banda di Pietro Koch occupa la pensione Oltremare, via Principe Amedeo 2, per farne luogo di detenzione e di tortura dei patrioti.
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Lapide in memoria di Nicola Marchese
1955 memoriali
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Albergo Atlantico
1934 edifici
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Palazzo della Zecca Regia
1908 edifici
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Palazzo Arvoli
1887 edifici
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Acquario romano
1884 teatri
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ex Caserma Sani
1884 caserme
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ex Caserma Guglielmo Pepe
1884 caserme
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Edificio di Pietro Carnevale a Via Principe Amedeo
1882 edifici
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Lotto III della I Espanzione Esquilino
edifici
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Hotel Giglio ed Opera
edifici
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Albergo Massimo d'Azeglio
edifici
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Mura serviane a piazza Fanti
fortificazioni
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Domus di piazza Fanti
domus
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Giardini di Piazza Fanti
giardini
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Sepolcro di Caio Considio Gallo
sepolcri